Trieste, 20 anni da Mostar '94: la Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin ricorda quei fatti e inaugura il suo 3° Centro di accoglienza

Notizia inserita il 26/01/2014

TRIESTE - 1994/2012: vent'anni dalla tragedia di Mostar, dove - il 28 gennaio del 1994 - perdevano la vita i giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D'Angelo, della troupe Rai inviata in Bosnia per un servizio sui bimbi della ex Yugoslavia, candidati in quei giorni al premio Nobel per la Pace. Poche settimane dopo a Mogadiscio veniva assassinato il collega Miran Hrovatin, inviato al fianco della giornalista Rai Ilaria Alpi. All'indomani di quei fatti si è ufficialmente costituita la Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin, che da vent'anni accoglie e sostiene i bambini affetti da malattie non curabili nei loro Paesi d'origine. Dal 1994 la Fondazione ha ospitato un migliaio circa di bambini e familiari provenienti dall'Africa, dall'Asia, dal sud America, dall'Europa orientale e penisola balcanica. Paesi nei quali era impossibile garantire le cure adeguate per quei bimbi, che a Trieste hanno fortunatamente trovato la strada giusta per una svolta: la percentuale di guarigione dei piccoli ospiti è stimata intorno al 94%.

Vent'anni dopo, martedì 28 gennaio 2014, all'ora dei tragici eventi di Mostar, la Fondazione Luchetta inaugura a Trieste il suo terzo Centro di accoglienza: appuntamento alle 15 in via Chiadino 7, dove sono attesi - fra gli altri - la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il vicesindaco di Trieste Fabiana Martini, la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat, il prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, il Questore di Trieste Giuseppe Padulano, il direttore generale dell'Ospedale Burlo Garofalo Mauro Melato, i rappresentanti delle confessioni religiose presenti a Trieste e il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti, che vent'anni fa aveva auspicato e condiviso la nascita della Fondazione. A fare gli onori di casa ci sarà la presidente della Fondazione Daniela Luchetta insieme ai componenti il Consiglio di Amministrazione, con il segretario di giuria del Premio giornalistico Marco Luchetta, Giovanni Marzini. E come ogni anno, dal 28 gennaio sarà on line il bando per la nuova edizione del Premio.

«Dopo un anno di presidenza della Fondazione - racconta Daniela Luchetta - non smetto di stupirmi ed emozionarmi per la partecipazione con cui siamo seguiti dalla città. In questi mesi ho concretamente realizzato che la Fondazione è entrata a far parte del tessuto sociale di Trieste e della Regione: è toccante accorgersi di quante persone, a diversi livelli, continuino a sostenerci e a ricordandosi costantemente di noi, nonostante la crisi gravissima che stiamo attraversando. Tutto questo è straordinario, anche perchè nasce da una grandissima tragedia. Qualche volta immagino la faccia incredula di Marco e riesco a trovare delle risposte ...».

«Vent'anni dopo - spiega ancora la presidente - la Fondazione opera su due fronti: quello dei bambini che necessitano di cure, ospiti dei centri di via Valussi e via Rossetti, e quello dell'aiuto a famiglie in difficoltà, che si è aperto attraverso la convenzione stipulata con il Comune di Trieste e permette attualmente di ospitare sei nuclei familiari con bambini. Ma supportiamo anche altre famiglie che vivono altrove, e si trovano al momento in difficoltà economica. Anche il Centro di raccolta di via Valdirivo 21 (dove confluiscono vestiario e altri generi di aiuti), gestito esclusivamente da volontari, è diventato un riferimento prezioso e frequentatissimo. Nell'ultimo anno la Fondazione ha rivisto e migliorato il rapporto con l'Ospedale Burlo, attraverso una convenzione e un team di medici di riferimento straordinari, coordinati dal dott. Barbi. Si è "professionalizzata" con un'équipe di lavoro che si occupa dei vari settori e si riunisce settimanalmente per condividere i problemi che via via si presentano. Abbiamo voluto percorrere la strada delle scelte "etiche", rivolgendoci al commercio equo e solidale per i gadgets, e utilizzando in prevalenza cibo biologico e prodotti non testati sugli animali. Inoltre stiamo attivando, per i volontari che lo desiderano, un supporto psicologico attraverso incontri con personale specializzato e corsi di formazione gestiti dal Burlo».

Il nuovo Centro di via Chiadino, che permetterà di ospitare una decina di persone in più, sarà arredato grazie alla donazione elargita da UniCredit attraverso la carta "UniCreditCard Classic E", che accantona il 2 per mille di ogni spesa effettuata dai clienti senza aggravi per questi ultimi, alimentando un fondo che la banca destina ad iniziative e progetti di solidarietà nei territori nei quali opera. «Siamo lieti che il contributo della Banca vada a questa importante iniziativa sociale, in un territorio dove l'associazionismo ed il volontariato costituiscono parte imprescindibile della vita sociale - spiega Gianfranco Di Staso, responsabile Area Trieste di UniCredit - La Casa che si inaugurata martedì prossimo è la dimostrazione dell'impegno di tutti i volontari che sostengono col proprio operato la Fondazione e siamo felici di aver potuto contribuire all'iniziativa». La Fondazione Luchetta, negli anni, ha moltiplicato il fronte dei suoi interventi cercando anche di sostenere ospedali pediatrici e orfanotrofi nelle aree del mondo che continuano a fare i conti con la miseria e la guerra.

Info: www.fondazioneluchetta.org

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