Popolazione 2005

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Il 9 febbraio, nella Sala del Consiglio Provinciale di Palazzo Galatti, l'Assessore Claudio Grizon ha presentato il "Rapporto Annuale 2005 - Popolazione - Abitazione" dell'Osservatorio Provinciale sulle Politiche Sociali e le Nuove Povertà.

Il VI Rapporto, realizzato per la Provincia dall'I.R.S.Se.S. a cura del prof. Corrado Candian e della dott.ssa Laura Zucchi, sviluppa e analizza, in continuità con quelli precedenti, due dimensioni della realtà della provincia, il quadro demografico e quello degli interventi nel settore abitativo, che risultano di grande interesse ai fini del monitoraggio delle trasformazioni in atto nel tessuto sociale.

Il Rapporto è frutto di un impegnativo lavoro che parte dal reperimento, dalla validazione e dall'organizzazione dei dati forniti da Enti ed Istituzioni fino alla produzione finale delle tabelle di sintesi e dei grafici, con una rinnovata impostazione metodologica.

La prima parte del Rapporto presenta una sintesi dell'evoluzione demografica della provincia e dei singoli comuni nel medio/lungo periodo, articolata sia negli aspetti generali (consistenza e struttura della popolazione; proiezioni future; bilancio, indici e quozienti demografici) che in quelli specifici riguardanti le tipologie familiari connesse al "rischio povertà".

Questi particolari aspetti, non trattati nelle statistiche ufficiali a livello comunale, sono il frutto della fattiva collaborazione con i Comuni della provincia.

"Le trasformazioni economiche e sociali assieme a quelle demografiche - ha spiegato il prof. Corrado Candian - hanno modificato profondamente le strutture e le tipologie familiari. Dalle risultanze anagrafiche al 31.12.2004 emerge, in particolare, una preoccupante prevalenza dei nuclei familiari unipersonali (ben il 42,4%).

Tra le tipologie "a rischio" si sono analizzate in particolare le famiglie formate da "grandi anziani" (le coppie composte da uno o due ultraottantenni sono 4.750, mentre ben 9.744 ultraottantenni vivono da soli) e i nuclei monogenitore (11.274, di cui 3.740 con figli minori).

La percentuale degli ultrassessantacinquenni, al 31.12.2004 era assestata al 26,3% (63.412 persone) e tra questi 23.241 cittadini (il 19,5%) vivevano da soli costituendo un nucleo famigliare nel contesto delle 119.293 famiglie della provincia.

Per quanto riguarda lo stato civile della popolazione, prendendo in esame i dati degli anni dal 2000 al 2004, in relazione alle diverse speranze di vita per maschi e femmine vi è una larga preponderanza di vedove rispetto ai vedovi (23.252 contro 3.943) e in termini percentuali le vedove rappresentano ben il 18,3% della popolazione femminile.

I divorziati e le divorziate evidenziano trend crescenti, sia in termini assoluti che percentuali, e complessivamente coprono quasi il 4% della popolazione.

Vi è tuttavia una differenza di quasi 2.000 unità tra divorziati e divorziate, e ciò probabilmente indica, per gli uomini, una più frequente scelta matrimoniale successiva al divorzio.

"Dall'analisi della popolazione - ha proseguito Corrado Candian - è emerso come l'attuale situazione demografica della provincia di Trieste sia il risultato di un progressivo declino iniziato negli anni Settanta. Dai censimenti dal 1971 al 2001, nell'arco di un trentennio, la provincia perde oltre 58.000 residenti (-19,3%), a cui vanno aggiunte le oltre 8.000 unità perse (-3,4%) tra il 2001 e il 2004".

A fine 2004 i giovani triestini con età inferiore ai 25 anni corrispondevano a meno della metà delle persone con età dai 25 ai 49 anni, mentre gli ultraottantenni erano 19.204, pari al 7,9% della popolazione totale della provincia. Questa percentuale nel 2014 in base alle proiezioni demografiche potrebbe elevarsi al 10%.

"Secondo le stime - ha evidenziato l'Assessore Claudio Grizon - rispetto ai 241.307 residenti del 2004, nel 2014 la popolazione provinciale si ridurrebbe a 232.000 unità, con un sensibile calo nelle fasce 0-9 anni e 25-40 anni, mentre il comune di Trieste rischia di scendere sotto i 200.000 abitanti entro cinque anni. Servono pertanto politiche che incentivino una cultura della famiglia e sostengano il desiderio delle coppie di avere figli".

"In generale, la flessione demografica che in passato interessava solo il capoluogo - ha sottolineato Corrado Candian - negli ultimi anni si è estesa anche ai comuni minori. E a tale declino della popolazione non può non essere collegato anche il limitato incremento, nel trentennio preso in esame, del patrimonio edilizio provinciale, aumento che corrisponde solo ad un + 8,7% contro un + 42% regionale. Il tasso di utilizzo abitativo è comunque tra i più elevati della regione e si evidenzia anche come la maggior parte delle abitazioni (il 70%) siano di proprietà".

La seconda parte del Rapporto presenta gli aggiornamenti nel settore degli interventi abitativi volti a ridurre le situazioni di disagio e, in relazione ai temi di specifico interesse per le politiche sociali, è stato considerato il patrimonio abitativo gestito dall'ATER e dalla Fondazione Caccia - Burlo Garofolo, relativamente al quale sono state analizzate le caratteristiche sociodemografiche dell'utenza.

Nello specifico in provincia ben 10.849 famiglie (corrispondenti al 9% delle 119.330 famiglie totali) vivono in alloggi ATER.

Un importante indicatore delle situazioni di fabbisogno abitativo è fornito dalle domande di assegnazione di un alloggio in locazione presentate presso i suddetti enti.

In particolare, al bando di edilizia sovvenzionata emanato dall'ATER nel 2001 sono state presentate complessivamente 2.708 domande, 300 delle quali motivate da problemi di sfratto. La graduatoria iniziale, in cui erano presenti 2.286 famiglie, è stata successivamente integrata da altre domande di famiglie con problemi di sfratto e di anziani: nel mese di ottobre 2005 le domande giacenti totali erano 2.829, di cui circa un terzo (937) per sfratto, di cui 321 esecutivo.

Dalle domande di alloggio all'ATER emerge come il problema prevalente sia l'elevato canone di affitto in rapporto al reddito. Il 46% delle domande è stato presentato da persone che dalle anagrafi risultano sole, il 77% delle quali in età lavorativa e fra queste 2 persone su 3 di età inferiore ai 40 anni. Il 59% dei richiedenti sono cittadini italiani nati a Trieste, il 10% cittadini extracomunitari.

Un ulteriore indicatore del disagio economico di molte famiglie è dato dalle richieste di contributo per la riduzione del canone di locazione presentato al Comune di Trieste. Relativamente al 2004, sono state presentate 1.375 domande, il 45,5% in più rispetto all'anno precedente. Si tratta prevalentemente di adulti abbastanza giovani, residenti in appartamenti con contratti di locazione di libero mercato o patti in deroga con metrature intorno ai 65 mq con redditi indicatori ISEE molto bassi (il 90% ha un indicatore inferiore a 10.000 euro).

"La qualità di questo sesto rapporto - ha sottolineato il Direttore dell'I.R.S.Se.S. Carlo Beraldo - è la sua utilità a fini non astrattamente conoscitivi, ma con riferimento alle scelte che le diverse istituzioni si accingono a fare relativamente alle strategie abitative nel territorio della provincia di Trieste".

"La particolarità demografica della realtà triestina - ha aggiunto Beraldo - e i significativi bisogni abitativi presenti tra la popolazione necessitano infatti di attente valutazioni e di scelte rigorose. Il contributo dell'I.R.S.Se.S. allo sviluppo dell'Osservatorio provinciale sulle Politiche Sociali e le Nuove Povertà, insieme ad altre collaborazioni in materia sociale con la Provincia, assume una particolare rilevanza per il contributo che l'Istituto può dare alla sempre maggiore adeguatezza delle politiche sociali ai bisogni della popolazione".

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