Recensione della silloge: "Dharma e poesia" (Renzo Maggiore)

"Dharma e poesia" (Libroitaliano, 2007)

La Luce attraversa gli alberi del bosco che rispecchiano la loro ombra sul lago fatato... il Dharma è la Natura che dice tutto, e che, per lo stesso fatto d'esistere, è Poesia. La copertina di "Dharma e poesia", quarta fatica letteraria di Renzo Maggiore (terza poetica dopo "Aurora spirituale" e "Respiro di presente") è quasi una spiegazione del titolo, non a caso vicino ai concetti filosofici orientali che questa raccolta coerentemente esprime: Maggiore propone, in questa nuova illuminante silloge, una poesia nuova, una poesia-pensiero dai tratti Zen e Sufi; non a caso, nella penultima lirica, l'autore si definisce Sufi, il saggio per eccellenza nei paesi arabi, colui che cerca la Purezza e, infine, è Purezza. Una Purezza che si ritrova nei "bambini che crescono con la poesia" di questo giovane artista di antica sapienza: a differenza delle precedenti raccolte, che si aprivano con riferimenti all'anima bambina, "Dharma e poesia" presenta i bambini solo alla fine, come risultato di un profondo cammino di crescita e rielaborazione mentale assai più diretto e immediato nello stile: meno spazio ai panorami, agli animali, paradossalmente anche alla natura che inondava le precedenti produzioni artistiche del nostro, e attenzione volta, con poche metafore e maggior analisi, sul Sé. Il Dharma è una Via che ciascuno di noi rappresenta e questa Via sta nella Natura, nello stacco dai lacci mentali che troppo spesso ci portano fuori dal seminato ("Legami"), in rivoli di vita troppo lontani dal fiume principale, che, unico, perviene alla Foce. Si tratta di un libro di Sintesi, breve nel numero di pagine e nella lunghezza delle liriche: è una Sintesi voluta di un maestro che si e ci prende per mano confidando nella Poesia ("La poesia ci salverà" è l'augurio finale) e nella credenza mistica che in ognuno ci sia una dimensione divina che va ben oltre l'immanente. Molti dei contenuti richiamano ad una saggezza millenaria, in gran parte buddista: vi è un chiaro percorso di studio della mente umana, del perché questa macchina meravigliosa e infernale al tempo stesso ci porta alla sofferenza... quali sono le cause reali della sofferenza, come conviene porsi di fronte alle emozioni indesiderate ("Ama il dolore", "Inevitabile raccolto", "Va bene così"...), quale significato attribuire agli eventi della vita (?) Ritorna l'invito ad assumere una posizione percettiva più alta, che guardi dall'alto i giochi di vita che ci vedono correre, lottare per piccole cose, consumarci in dinamiche mentali e relazionali dettate da morali ipocrite ("Accettazione"). Ogni cosa, ogni evento ha un senso - ci dice convinto l'autore - ma il problema dell'uomo è che, vivendo, perde di vista quel senso che - di per se - gli infonderebbe serenità interiore e si immerge in tensioni, ansie, depressioni dettate da piccoli pensieri, del tutto umani, che lo sviano dal benessere stesso dell'esistere.

La Poesia diventa definitivamente Filosofia: permane nei componimenti l'armonia tipica del poeta-musicista, ma esce preponderante la visione del mondo, l'Idea vitale di Maggiore ("La mia Idea"), le soluzioni (terapeutiche, percettive ed esistenziali) che propone a se stesso e quindi al lettore. "Pulire lo specchio" è l'esemplificazione della strada tracciata: l'umanità deve ritornare a se stessa aumentando il ruolo originale dell'educazione (scoprire cosa c'è dentro) e diminuendo l'importanza dell'in-segnamento (immettere nella mente miriadi di informazioni creando cultura incosciente). La ricerca di Equilibrio è assolutamente evidente e va di pari passo con la professione che l'autore svolge: formatore di persone su temi umanistici e relazionali. Lo studio dei sistemi (Persona, famiglia, organizzazione, Universo) pervade la concezione poetica di Maggiore facendone una sorta di "vate della poesia".

Elenco delle opere contemporanee.

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