Aperto anche sabato e domenica
A Trieste il museo dell'Antartide
Scienza fascino e mistero
È aperta al pubblico la sezione espositiva di Trieste del Museo Nazionale dell'Antartide, dedicata alla storia dell'esplorazione e all'ambiente del continente polare.
Il museo è una struttura espositiva, finanziata dal Governo italiano e dall'Università degli Studi di Trieste, che si aggiunge alle altre sedi di Genova, già operativa e indirizzata alla biologia antartica, e di Siena, con compiti orientati allo studio delle rocce antartiche.
La sede di Trieste si occupa della conservazione di reperti geologici-geofisici marini e in particolare della storia dell'esplorazione nazionale e internazionale antartica.
In via Weiss 21, nel comprensorio di San Giovanni, 800 metri quadri conducono il pubblico alla scoperta dell'affascinante avventura dei coraggiosi esploratori che nei primi anni del 1900 sfidarono freddo, vento e ghiaccio per raggiungere il Polo Sud. In particolare il museo ricorda la leggendaria spedizione di Shackleton del 1914, con la suggestiva ricostruzione della poppa della nave Endurance che rimase intrappolata tra i ghiacci del mare di Weddel.
Motoslitte, bussole e altri reperti testimoniano invece l'attività italiana nel continente di ghiaccio. Si ripercorrono così le tappe della ricerca scientifica che l'Italia conduce nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra).
Il museo, diretto dal professor Antonio Brambati del Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine dell'Università di Trieste, si suddivide in tre settori principali.
Il primo è dedicato alla storiografia dell'Antartide: una raccolta di preziose carte storiche provenienti da tutto il mondo ripercorre le tappe pił significative della scoperta del continente, dalle ipotesi sulla sua posizione geografica fino alla sua esplorazione. Il secondo settore ripercorre invece la storia dell'esplorazione dell'Antartide, con particolare riferimento ai tre protagonisti della conquista del continente di ghiaccio nei primi anni del 1900: Scott, Shackleton e Amundsen.
L'ultimo settore si occupa delle spedizioni italiane, a partire dagli inizi del secolo scorso fino alle ultime spedizioni organizzate nell'ambito del Progetto Nazionale delle Ricerche in Antartide. Compito primario del museo è la didattica rivolta a un pubblico di non addetti ai lavori, di studenti e turisti.
Il museo è aperto anche sabato e domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19 (giorno di chiusura martedì). Ogni giorno sono previste visite guidate (alle ore 9.00 - 10.30 - 11.45 - 15.30 - 17.30). Per prenotare telefonare allo 040 567889.
Il percorso
La sede di Trieste del Museo Nazionale dell'Antartide, che si affianca a quelle di Genova e Siena, si occupa della conservazione di reperti geologici-geofisici marini e in particolare della storia dell'esplorazione nazionale e internazionale antartica.
L'area espositiva della sede triestina del museo, situata nel comprensorio di San Giovanni (in Via Weiss 21), si sviluppa su 800 metri quadrati.
Scopo dell'esposizione è far conoscere al grande pubblico l'ambiente antartico nei suoi molteplici aspetti scientifici: la storia dell'esplorazione, il clima, la geografia, la geologia marina, i ghiacci, l'esplorazione geofisica. Compito primario del museo è infatti la didattica rivolta a un pubblico di non addetti ai lavori, di studenti e turisti.
Il percorso espositivo si può sintetizzare in:
Introduzione
Un video iniziale proietta il visitatore nell'atmosfera del continente bianco, avvolgendolo con suggetsive immagini in movimento.
Cartografia
Una raccolta di preziose carte storiche ripercorre le tappe della scoperta dell'Antartide, dalle ipotesi sulla sua posizione geografica fino alla sua esplorazione.
Il fascino che questo continente misterioso e pericoloso esercitava su viaggiatori e scienziati del passato si riflette nei pregevoli documenti originali esposti, i pił antichi dei quali risalgono al sedicesimo secolo. Per esempio la Carta Marina Nvova Tavola pubblicata a Venezia da Girolamo Ruscelli nel 1561, che è la copia identica di una carta di Giacomo Gastaldi, già inserita nella nota edizione della Geographia del 1548. Si presenta come un mappamondo nautico in cui sono ben visibili le linee dei venti. L'Antartide non appare disteso lungo tutto il margine meridionale del disegno, ma è rappresentato invece da una terra di ridotte dimensioni posta a sud dello Stretto di Magellano, che porta il nome di Tierra del Fvego.
Finemente acquarellata è la mappa di ridotte dimensioni Descrittione del mappamondo, del 1576, dove con buona evidenza di particolari si nota la vasta estensione della Terra incognita.
Un'altra carta è addirittura attribuita al capitano britannico James Cook. Essa fu stampata ad Anversa nel 1780 (circa) presso le officine di C. Van Baarsel. Si tratta dell'edizione in lingua olandese di una carta che raffigura l'emisfero meridionale, con le rotte seguite da alcuni tra i maggiori esploratori dei mari australi (Tasman, Bouvet, Cook ecc.). Come riflesso cartografico di tali esplorazioni, si afferma la definitiva scomparsa di ogni ipotetica e fantasiosa raffigurazione del continente antartico. Il documento faceva parte del corredo cartografico del libro di James Cook dal titolo Cook's voyages, pubblicato in lingua inglese, italiana, francese ed olandese, a partire dal 1778.
Accanto alle carte si può ammirare una copia di un globo del Coronelli, illustre geografo, cartografo e inventore che può essere considerato uno dei pił importanti costruttori di globi del diciassettesimo secolo.
L'area è completata da una proiezione: si ripercorre la storia dell'Antartide attraverso le mappe storiche precedenti all'esplorazione in un ideale viaggio a ritroso nel tempo.
Dati scientifici e curiosità
Un singolare percorso a spirale dal titolo "Verso il sesto continente" offre al visitatore dati scientifici e curiosità del polo sud.
La suggestione è evocata dal movimento circolare verso il centro che imita simbolicamente il raggiungimento del polo.
Scoperta dell'Antartide
La sede di Trieste dedica ampio spazio alla affascinante avventura di temerari esploratori che hanno sfidato neve e ghiaccio. In particolare illustra le esplorazioni dell'irlandese Shackleton, dell'inglese Scott e del norvegese Amundsen.
Una serie di pannelli racconta la competizione per la conquista del polo sud attraverso i suoi protagonisti. Roald Amundsen lo raggiunse per primo il 14 dicembre del 1911; un mese dopo anche Scott arriverà sul posto, trovando un messaggio lasciato dall'equipaggio norvegese. Fu una grande delusione per Scott, ma il peggio doveva ancora venire. I componenti di quella spedizione infatti saranno ritrovati morti assiderati nell'inverno del 1913 a soli 18 km dal campo base che avrebbe permesso loro la sopravvivenza.
Si possono anche ammirare i modellini in legno di tre navi storiche: la Discovery dello sfortunato Scott, la mitica Fram di Amundsen e la corvetta Astrolabe di Dumont d'Urville che nel 1840 arrivò in Antartide in un tratto di costa che egli battezzò Terra Adelia, dal nome di sua moglie. Lo stesso nome venne dato a una specie di pinguini numerosi in Antartide.
Sulla "parete di ghiaccio" invece sono esposti alcuni strumenti originali d'epoca: un goniometro, un astrolabio, un sestante, un paio di bussole e altri oggetti di fattura pregevole che richiamano alla mente una navigazione avventurosa, dove sangue freddo e talento prevalevano sulla precisione delle misure.
Un touch screen fornisce informazioni sulle rotte antartiche e su tutte le spedizioni mai intraprese verso il polo sud.
Pezzo forte di questa sezione è la camera dedicata a Shackleton che propone al pubblico la suggestiva ricostruzione della poppa della nave Endurance intrappolata tra i ghiacci. La nave con cui l'esploratore intraprese una spedizione in Antartide, fallimentare ma leggendaria.
Italia in Antartide
Reperti, strumenti e attrezzature raccontano l'avventura italiana nel continente di ghiaccio.
Un'area è dedicata alle spedizioni italiane dai primi del Novecento in poi. In particolare a quella di Renato Cepparo, del 1976, ripercorsa attraverso oggetti di uso comune e strumenti, fra i quali si può per esempio ammirare il primo prototipo della motoslitta Snowcross adottata nella spedizione.
La storia italiana nel continente continua con le pił attuali campagne di ricerca in Antartide. Nel 1959 è stato sottoscritto un fondamentale accordo fra molte nazioni, il Trattato Antartico. L'Italia lo ha ratificato nel 1981 e dal 1985 il nostro Paese svolge attività di ricerca nel continente, grazie al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra).
Da quella data molti gruppi scientifici italiani hanno condotto studi e progetti di ricerca, di base e applicata, nei pił diversi campi delle scienze: dalla geologia all'ecologia marina, dalla glaciologia alla robotica e telescienza ed altri ancora.
È in esposizione molto materiale tecnico usato nelle missioni che si sono sucedute dagli anni Ottanta fino a oggi. I macchinari, gli strumenti e addirittura un prelievo di sedimento marino polare, una "carota", possono essere osservati attraverso gli oblò di uno scafo di una nave rompighiaccio.
Scienza tra i ghiacci
Tre video forniscono informazioni sul clima antartico, il respiro degli oceani, i sedimenti marini mentre due postazioni touch-screen sono a disposizione dei visitatori per ulteriori informazioni scientifiche sull'Antartide e per intraprendere un gioco d'esplorazione e vivere personalmente affascinanti imprese.