Mostra di Annamaria Iodice

Notizia inserita il 26/07/2010

Trieste, 24 luglio > 22 agosto 2010
Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi, piazza Piccola 2

ANNAMARIA IODICE
a cura di Roberto Vidali

Sabato 24 luglio, alle ore 18.30, alla Sala "Umberto Veruda" di Palazzo Costanzi, avrà luogo l'inaugurazione della mostra di Annamaria Iodice. L'appuntamento è stato realizzato dall'Associazione Juliet in collaborazione con il Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura. In mostra saranno proposti i lavori più classici dell'autrice: dai paesaggi con figura agli animali inseriti nei cieli stellati; dagli alberi ai corsi d'acqua; dai nidi a forma di ciambella alla migrazione delle cicogne.

L'esordio dell'autrice avviene a Napoli, attorno al 1975, per mezzo di piccoli e fugaci miracoli, come lo scintillio di un atto poetico dentro al vociare stordito e sentimentale del vicolo, il suscitare un silenzio improvviso tra tante parole, pur usandole tutte, cercando, nell'arte, una dimensione capace di illuminare l'opacità della consuetudine. Ciò che è rimasto in Annamaria Iodice di quel primo impatto, che essa visse e definì anche con appunti diaristici, è il respiro ritmato della passeggiata tra i vicoli, quel respirare tranquillo che risuona a contatto con le cose che il cuore incontra e salva dalla distrazione dei propri pensieri, un respiro che accompagna la comparsa di sparute pianure disegnate oggi su carta o sulla superficie di mattoni rossi che, come nei sogni, trovano solo in un albero, o una figura, il segreto della visione: come tutti i poeti, Annamaria Iodice vede ciò che tutti noi, se fossimo un poco più sgombri dai nostri pensieri, dovremmo essere in grado di percepire, ovvero la realtà e il mito che la sostiene; e, come tutti i poeti, non può resistere alla vanità di tornare indietro a raccontarcela, rimpicciolendo di gran lunga quel segreto che solo pochi hanno il coraggio di oltrepassare.

Per Annamaria Iodice, creare con la leggera pressione di un pennello sulla carta o sulla tela gesto della mano, significa innanzitutto dare ascolto al lato nascosto delle cose per assistere al loro manifestarsi come di fiamma sempre accesa che sa che cosa illuminare e quello che deve essere tenuto in ombra. Un rumore di conoscenze di un tempo passato, fissato forse nei geni delle cellule più significative, forse collocato in una strada che ha l'ingresso nella testa dove si rispecchia il fondo che è nel respiro. E in questa regione è posto il deposito-laboratorio dove i distillati del vivere e del visto, amato e capito, risiedono attivi e forti, anche se lievi come luce, profumo, suono. Con il gesto, con colore e acqua, per uno strano fenomeno, escono dalla punta delle dita, del pennello, e si imprimono sulla materia-supporto. Il suo lavoro consiste nell'utilizzare questi umili e antichi strumenti per raccontare ciò che si mostra al nostro sguardo. Ciò che risuona è un insieme di impulsi che muovono dal paesaggio del mondo vegetale, umano, animale, dall'arte che già ha contemplato e riferito. Ciò che viene estratto è un distillato: un prodotto di decantazione che si rimette in circolazione. Così comincia a nascere un linguaggio, esiguo di cifre, ma con le quali il racconto si impregna nel modo giusto, per sé stesso e per il colore, facendo emergere l'impulso che ha ricevuto, senza sbavature, senza inutili arzigogoli. Pigmenti sì, ma in quantità limitata, come cadmio rosso e giallo, indaco e oltremare, verde acqua e turchese bianco. Dall'unione di questi con il supporto nascono individualità precise: carteveline, carte porose, tele dalla grana minuta, vivono questa danza del colore che incontra e vive nella materia trascinata dal flusso acquoso.

La chiusura della mostra è prevista per domenica 22 agosto. Orario di visita: feriale e festivo dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Per ulteriori info: 040 300241 - info@twinsclub.it

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