Personale di Franco Rosso: Bianco, Nero e Terra di Siena

Notizia inserita il 31/08/2008

Alla Galleria Cartesius di Trieste PERSONALE DI FRANCO ROSSO: BIANCO, NERO E TERRA DI SIENA

Dal 6 al 27 settembre 2008.

Sabato 6 settembre alle ore 18,00 alla Galleria Cartesius di Trieste (Via Carducci, 10 - tel. 040/761582) verrà inaugurata una Mostra personale dell'artista Franco Rosso. La Rassegna sarà visitabile fino al 27 settembre con il seguente orario: da martedì al sabato dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30.

FRANCO ROSSO è nato a Udine nel 1952 e risiede da sempre a Trieste dove si è laureato presentando una tesi sulla comunicazione pubblicitaria. Nel 1974 ha avviato un'attività professionale dedicandosi alla Grafica pubblicitaria, creando manifesti, progetti editoriali, marchi e allestimenti. Parallelamente ha affiancato una sua ricerca artistica e dopo un breve e iniziale periodo nell'ambito di un linguaggio espressionista e materico, ha sviluppato un originale linguaggio espressivo di tipo costruttivista. Ha esposto dal 1974 in mostre personali e in varie collettive regionali e nazionali, a Trieste, Udine, Gorizia, Grado, Monfalcone, Muggia, Trento, Parma, Torino, Milano, Treviso, Brescia, Trevi, Città di Castello, Bologna, in Slovenia, Austria e Germania. Ha preso parte a più di 150 esposizioni ottenendo premi e riconoscimenti. La sua attività è documentata in permanenza, dal 1975, al Kunsthistorisches Istitut di Firenze ed è presente negli archivi della Quadriennale d'Arte di Roma. E' titolare di uno studio di consulenza di direzione, dell'omonima Casa Editrice, ed è Direttore di ArteprimaNews, mensile on line di informazione culturale.

E' impegnato nella promozione e nell'organizzazione di eventi culturali con il Centro Iniziative Culturali Z04 e l'Associazione Linea d'Arte.

La Rassegna viene presentata dal critico Sergio Malesi con il testo seguente.

Trent'anni fa. Il fatidico 1978 che registrò importanti sommovimenti nell'arte triestina (e dovrà essere fatta la storia di quei dodici mesi belli e avventurosi!) vide anche la partecipazione e l'impegno di chi scrive e l'anno iniziò con la presentazione della mostra personale di Franco Rosso.

Il giovane operatore visivo, elogiato dall'avveduta attenzione di Giulio Montenero in una precedente occasione espositiva, era già positivamente formato sia dal punto di vista artistico sia che da quello professionale. Come artista operava nell'ambito dell'astrazione aniconica sul versante razionale geometrico. E come professionista era impegnato in un lavoro di comunicazione visiva molto apprezzata dalla committenza (specialmente pubblica e di primo piano) per la chiarezza e per l'icasticità del messaggio.

Era evidente che comporre in modo efficace immagini, parole e interventi grafici in una comunicazione progettualmente mirata era l'altro versante della personalità razionale di Franco Rosso che si manifestava in dipinti estremamente essenziali e rigorosi. E le due esperienze interagirono così positivamente che l'attività professionale fu inverata dalla produzione artistica e quest'ultima fu sostanziata dal rigore progettuale della prima. Tale felice condizione creativa ha accompagnato per lunghi anni l'impegno di Franco Rosso e persiste tutt'ora con vittoriosa continuità.

Ma se nell'ambito della comunicazione visiva i modi operativi si sono modificati in rapporto alle diverse situazioni che si erano venute a verificare, nel campo della ricerca artistica, specialmente col montare del nuovo millennio, si è registrata una significativa evoluzione.

Si trattava, come si disse, di un'astrazione totalmente aniconica che all'inizio si fondò prevalentemente sulla razionalità della linea retta nella sua variante obliqua e diagonale che induceva, nella sua tensione, un senso gagliardamente vitalistico. Tale esaltazione della dimensione razionale era però restituita, nell'uso esclusivo del bianco e nero, come visualizzazione di un processo mentale di appropriazione percettiva non del reale, ma del concreto, come avrebbe detto Gillo Dorfles.

Col montare del nuovo millennio, come si disse, l'artista, mantenendosi sempre fedele alla dimensione aniconica, tentò nuove strade, quali un cromatismo più articolato seppure timbrico e, guarda caso, la composizione sulle perpendicolari. Era come voler uscire dalla severa dimensione mentale del bianco e nero e nel contempo raffrenare la tensione dell'obliqua diagonale. La contraddizione era evidente, ma si trattava dell'esplorazione avventurosa di spazi sconosciuti nei quali avviene il balzo creativo, in cui si realizza, spesso nella sintesi degli opposti precedenti, una nuova immagine, questa volta si, del reale, come si vede nei dipinti presentati in questa mostra.

La retta obliqua e trasversale, che visualizza la razionalità dinamica e vitalistica, non cede all'imperio della verticale, ma talvolta è tentata a distendersi nella conoscenza pacificata dell'orizzontale.

Ma prontamente entra in scena un nuovo ed insospettabile elemento formale che si confronta con la retta: si presenta come cerchio totalizzante e, più spesso, come guizzo organico, per cui la linea diritta della dinamica conoscenza dell'intelletto agevolmente coabita con la curva della sapienza del cuore. Si ricostituisce così, seppure problematicamente, la totalità dell'esperienza umana. Ma c'è dell'altro e riguarda il colore, sempre timbrico, ma stavolta il bianco che fa da fondo e il nero che diviene certificazione di presenza vengono ravvivati nel loro rapporto conoscitivo e sapienziale dalla fisicità tutta virtuale (come è ovvio) della terra di Siena.

E così il bianco, nero e terra di Siena (come si intitola questa mostra) e, aggiungiamo noi, retta e curva ricostituiscono, nell'aniconicità timbrica della pittura di Franco Rosso, l'unitarietà dell'esperienza umana.

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