"3 x 11" di teatro immagine

Notizia inserita il 29/01/2009

"Ritornano al Politeama Rossetti i divertentissimi Mummenschanz: il 31 gennaio e l'1 febbraio sarà la volta di 3 x 11 originale e giocoso spettacolo di teatro immagine. I celeberrimi Mummenschanz animano oggetti semplici dando vita a creature fantastiche e scenette esilaranti davanti agli occhi sbalorditi di spettatori piccoli e adulti."

Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio sarà protagonista al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia un gruppo dalla cifra stilistica assolutamente originale: i Mummenschanz. Un nome curioso per identificare un gruppo svizzero che da oltre trent'anni ottiene successo planetario ed ha rivoluzionato il concetto di teatro-immagine e teatro-danza. Uno spettacolo che sbalordisce e incanta sia il pubblico adulto che quello dei più piccini.

In 3 x 11 i Mummenschanz, armati di fantasia, coraggio, incredibile freschezza creativa ripercorrono un repertorio con cui da oltre trent'anni portano di teatro in teatro una grammatica corporea nuova, che ha rappresentato una rivoluzione nell'ambito dell'arte mimica.

La loro prima apparizione risale al 1972, al Festival di Avignone: un'esibizione che per invenzione e innovazione ha lasciato sbalorditi e incantati spettatori, critici e operatori. Da quel momento hanno spopolato senza sosta in Europa, Asia, America, Africa e Australia, sono stati l'evento più amato in cornici raffinate ed esigenti quali il Festival di Edimburgo e quello di Spoleto, le maggiori platee di Berlino e di Broadway, dove - caso unico per questo genere di spettacolo - hanno esordito nel 1977 con un esito tale da farli replicare consecutivamente per tre anni...

3 x 11 - così è intitolato lo spettacolo che segna il loro ritorno al Politeama Rossetti dopo il successo nel 1991 del loro Mummenschanz Encore ­- rappresenta una summa del loro immaginario, del loro modo di far teatro e dei sortilegi che hanno regalato al pubblico dalla fondazione del gruppo ad oggi.

E oggi, come nei primi anni Settanta, il segreto della loro unicità e della loro fortuna è da ravvisare certo nella loro perizia, nell'originalità del loro mondo creativo, ma anche in alcune precise scelte artistiche che, in verità, sembrerebbero rischiose e "controcorrente" rispetto la realtà contemporanea.

Innanzitutto l'arte dei Mummenschanz esige il silenzio: il volto e il verbo degli artisti - come pure qualsiasi colonna sonora artificiale - sono sacrificati al movimento generatore di forme estranee ai nostri parametri. Ad essere mossi e modellati nello spazio nero, fino a dar forma a queste figure meravigliose, non è nulla di misterioso o tecnologico. Usano invece gli scarti del nostro mondo chiacchierone e consumista, dove la fantasia e la poesia sono soffocate dall'esigenza del "tutto pronto subito" e da un continuo brusio di sottofondo.

L'universo in cui ci accompagnano i Mummenschanz non si piega a tali banalità e ci riconduce a quello spazio-silenzio un po'magico che abbiamo sperimentato da bambini, quando sassi e biglie, fuscelli, legnetti e piume d'uccello sono stati i migliori compagni di gioco, pronti a trasformarsi in creature e oggetti meravigliosi, dalle mille potenzialità.

Ecco allora che sacchetti, pezzetti di carta, polistirene, fil di ferro, cordicelle, pezzi di tubo, brandelli di stoffa, serpentini luminosi e forme di gommapiuma possono diventare alleati meravigliosi per entrare in un mondo da favola: con incredibile maestria i Mummenschanz li flettono secondo le loro idee, li muovono dando origine a una galleria di creature immaginarie e continuamente in mutamento, ma in qualche modo sempre vicine all'uomo. Esse divengono protagoniste di piccole gag, scene commoventi o esilaranti, racconti paurosi o coinvolgenti.

Conosciamo così le schermaglie di innamorati gelosi, la voracità di animali affamati, l'arroganza di altre creature pronte al combattimento, la goffaggine di qualche altro sorprendente protagonista...

Non vedremo invece fino alla fine della performance Bernie Schürch e Floriana Frassetto (fondatori del gruppo), Raffaella Mattioli e Pietro Montandon: sono loro gli artefici del sogno, i mimi, gli equilibristi, i prestidigiatori, che realizzano l'impossibile attraverso il loro corpo, sempre celato nel nero. «La bellezza e l'eccezionalità del gesto - scrivono nelle loro note - schiudono una volta ancora per noi un mondo incantato dove siamo invitati da esseri-oggetto, esseri-chimera ai quali, non con stranezza, assomigliamo».

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