Attila, di Giuseppe Verdi, regia di Enrico Stinchelli e direzione di Donato Renzetti

Notizia inserita il 13/05/2014

23, 24, 25, 27, 29, 31 maggio 2014
Al "Verdi" di Trieste va in scena
"ATTILA"
l'opera giovanile verdiana legata alle terre aquileiesi

Regia di Enrico Stinchelli e direzione di Donato Renzetti
Interpreti principali: Enrico Iori, Devid Cecconi, Anna Markarova e Sergio Escobar

Dopo Il Corsaro che ha inaugurato la stagione Lirica 2013 di Trieste, che ebbe la sua genesi e il debutto assoluto proprio a Trieste, Attila è l'altra opera giovanile considerata espressione dell' ardore rinascimentale di Verdi, che sarà in scena al "Verdi" dal 23 al 31 maggio, che ha attinenza con il territorio del Friuli Venezia Giulia essendo in parte ambientata ad Aquileia che con la sua Basilica è ancora oggi nell'immaginario collettivo il simbolo della cristianità. Dopo la "prima" veneziana del 17 marzo 1846, infatti, l'opera ebbe la sua seconda rappresentazione proprio nel Teatro Lirico di Trieste, allora "Comunale".

Una scena di Attila, con Enrico Iori, Devid Cecconi, Anna Markarova e Sergio Escobar

L'opera presenta tutt'oggi tematiche della massima attualità nonostante ci riporti ai tempi dell'Impero Romano: le trame politiche, i giochi di potere, la sopraffazione, il tradimento, la tematica universale della violenza..... C'è la violenza dei barbari e di Attila, Flagello di Dio, eroico e spietato protagonista del dramma, la cui solitudine preannuncia quella di altri uomini di potere verdiani. Ma Attila è anche personaggio complesso, diviso tra la sete barbarica di conquista e il terrore ispiratogli dal soprannaturale, terrore come manifestato nell'incontro con Leone che lo ferma alle porte di Roma. E c'è la violenza di Odabella, figlia del signore della città di Aquileia distrutta, spinta all'omicidio dalla sete di vendetta e dall'amor di patria, a cui Verdi però attribuisce anche momenti di grande introspezione lirica. La tragedia si forma e procede, fino all'uccisione dell'Unno in uno scenario selvaggio e violento che accompagna cupo e misterioso lo svolgersi dell'opera, con tutte le forti suggestioni che suscita. L'allestrimento che sarà in scena a partire dal 23 maggio prossimo è stato interamente prodotto nei laboratori scenografici, di attrezzeria e di sartoria della Fondazione lirica triestina e presentato nel luglio 2013 nell'ambito delle celebrazioni dell'anno verdiano e oggi riproposto sul palcoscenico del "Verdi" in una versione riveduta e corretta rispetto alla precedente, originariamente concepita per una rappresentazione all'aperto.

Una scena di Attila, con Enrico Iori, Devid Cecconi, Anna Markarova e Sergio Escobar

Così si esprime Enrico Stinchelli, regista dell'opera e divulgatore culturale noto al grande pubblico anche per la conduzione di popolari programmi radiofonici Rai come "La Barcaccia", riguardo alla sua messa in scena e al tema trainante della bruta violenza barbarica: " Urli, rapine, gemiti, sangue, stupri, rovine, e stragi e fuoco d'Attila e gioco" canta il Coro degli Unni all'inizio dell'opera, sulle ancora fumanti rovine di Aquileia. Non è uno scherzo: vedremo scene di violenza piuttosto esplicita, nell'atmosfera buia e fangosa rievocata dalla fine del Preludio, l'arrivo pauroso delle truppe di Attila, il flagello di Dio assiso su un trono metallico, le vergini guerriere prostrate ai suoi piedi e offerte in premio, capitanate da Odabella. "Ho cercato di mantenere comunque l'aspetto femminile in maniera piuttosto marcata...." - racconta il regista - "Odabella che appartiere alla specie dei soprani drammatici di agilità, dalla tessitura perigliosa e dagli accenti aspri è una virago, apparirà dunque come Ygritte nel"Trono di spade" o come l'amazzone Ippolita, sufficientemente sexy per non essere confusa con un Unno. Attila, dal canto suo, non è soltanto un personaggio temibile e violento: è piuttosto un re orgoglioso, fiero, consapevole della sua forza e del suo indiscutibile carisma. Mentre l'ambientazione scenica dell'allestimento intende seguire al meglio le indicazioni del compositore per le atmosfere dei luoghi che, come sempre, Verdi descrive con grande perizia. "... Nella sua musica - precisa Stinchelli - si avverte la bruma, la nebbia, l'acqua che circonda l'intera vicenda e ne diventa quasi motivo conduttore.

"Con l'aiuto dello scenografo e costumista Pier Paolo Bisleri, che ben conosce gli elementi propri della sua terra, il legno, la roccia, il fango, e con le preziose proiezioni dinamiche di Gerald Ordway e Alex Magri, abbiamo cercato di rievocare il clima di Aquileia e dei suoi dintorni, le paludi di Rio Alto, i boschi, le radure, puntando sulla realizzazione di un film opera che sfuggisse agli schemi rigidi del primo Verdi, ma fosse un dramma estremamente continuo e scorrevole...."

La compagnia di canto vede protagonista, nel ruolo di Attila, il basso Enrico Iori, specialista dei ruoli verdiani; Odabella sarà interpretata dal soprano russo Anna Markarova; Ezio sarà il baritono fiorentino Devid Cecconi; Foresto il tenore spagnolo Sergio Escobar. In due recite questi ruoli saranno interpretati rispettivamente da Luciano Montanaro, Alisa Zinovjeva, Michele Govi e Luis Chapa. Nel cast anche Antonello Ceron e Gabriele Sagona.
Con l'Orchestra e il Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi, quest'ultimo preparato da Paolo Vero, sarà sul podio il Mo Donato Renzetti, a cui si devono già in passato letture di grandissimo livello e di massima accuratezza, della partitura verdiana.

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