Finis Terrae con Nicola Pistoia e Paolo Triestino inaugura la stagione dello Stabile regionale

Notizia inserita il 21/10/2014

"Inaugura la stagione 2014-2015 dello Stabile regionale, mercoledì 22 ottobre a Trieste Finis Terrae di Gianni Clementi per la regia di Antonio Calenda. Protagonisti Nicola Pistoia e Paolo Triestino e un gruppo di artisti africani: per toccare, in un corto circuito di emozioni e prospettive, i difficili temi dell'immigrazione, della diffidenza, della povertà. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato, sarà poi in tournée nazionale".

Finis Terrae di Gianni Clementi, per la regia di Antonio Calenda, va in scena a Trieste mercoledì 22 ottobre a inaugurazione della Stagione 204-2015 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Le repliche si susseguiranno fino al 26 ottobre, lo spettacolo sarà poi in tournée nazionale (Perugia dal 30 ottobre al 2 novembre; Catania dal 17 al 21 dicembre).

Non a caso, è stato scelto uno spettacolo di produzione e di autore italiano vivente in apertura della Stagione di Prosa: un testo che affronta da un'angolazione particolare e non scontata i temi attualissimi e dolorosi dell'immigrazione, della diffidenza e del pregiudizio, dell'accoglienza. Ne sono ef ficacissimi protagonisti Nicola Pistoia e Paolo Triestino assieme a Francesco Benedetto e a un talentuoso gruppo di artisti africani - capeggiati da Ismaila Mbaye Ashai Lombardo Arop e Moustapha Dembélé - tutti già molto applauditi al debutto assoluto avvenuto lo scorso luglio nella cornice della Festa del Teatro di San Miniato, coproduttore di Finis Terrae.

«In ogni tempo, l'umanità ha vissuto - quasi come fossero una condizione immanente della sua specie - imponenti trasmigrazioni, sotto la spinta della sofferenza, della paura, della fame... E in ogni tempo, il teatro ha tradotto il dolore, l'inquietudine dei grandi sconvolgimenti in testimonianza poetica e poi, in metafora della condizione esistenziale dell'uomo» commenta il regista. «Ritengo che il palcoscenico possa e debba assumere tuttora tale fondamentale ruolo ed è questa tensione ideale che ci ha condotti nella creazione di Finis Terrae a seguito di un profondo itinerario di studio, ideazione, creazione che ho percorso assieme all'autore Gianni Clementi e ai miei collaboratori. Perché fin dal momento delle prime ipotesi drammaturgiche abbiamo fortemente cercato di muoverci verso un teatro di tangibile attualità, che restituisse però pensiero, emozione, e soprattutto il senso dell'etica più urgente».

La povertà materiale e quella spirituale, di valori, di umanità; la dignità e la discriminazione, la guerra e l'accoglienza, il bisogno imperioso di speranza... è infatti in questi temi il nucleo profondo di Finis Terrae. Si tratta di un apologo sulla povertà, sul destino degli ultimi della terra, perseguitati, forzati alla migrazione sulle nostre coste, dove troveranno però una realtà corrotta dalla superficialità e dalla cultura del benessere e del consumo. Una realtà in cui un uomo vale per quanto possiede e non per ciò che è, e dove nella dilagante indifferenza e nella costante insoddisfazione sta andando perduto il senso della responsabilità e della compassione. È l'assurdo del nostro quotidiano, quello dei fatti di cronaca sempre più cruenti sciorinati da telegiornali che non smettono di enumerare vittime del mare, partite su instabili barconi carichi di "merce" umana, mentre attorno la vita continua a scorrere. In questo gorgo buio del nostro presente indaga lo spettacolo, intrecciando - com'è dono della scrittura di Clementi e come vuole la concezione di Calenda dalla cui idea è partita la scrittura - accesa denuncia e leggerezza dei toni, echi danteschi a profili di personaggi che ci appaiono vivi, potenti nella loro verità.

Notte di burrasca su una spiaggia: è la vigilia di Natale, e Carbieli e Peppe (Paolo Triestino e Nicola Pistoia) hanno scelto proprio quel luogo sperduto per incontrarsi. Sono due personaggi gretti e piccoli, delinquenti di bassa lega, contrabbandano sigarette per un'organizzazione criminale e proprio per ritirare un notevole carico sono in attesa su quella spiaggia. Hanno modo di dialogare, e sebbene appartengano alla zona "fortunata" del mondo, si rivelano due infelici. Sconfitti dalla vita, Carbieli più utopista, poetico, mantiene una propria morale, Peppe più pragmatico appare deluso da tutto, dai suoi stessi figli, dalla moglie, cinici e avidi... Improvvisamente notano sulla spiaggia un giovane di colore privo di sensi: lo soccorrono e provano a parlargli. Il ragazzo racconta cantando la dura realtà dell'Africa e il suo sogno di diventare un calciatore di successo e portare la sua sposa in una terra dove ci sia acqua e ci sia pane. Il racconto si spezza con l'apparizione di un barcone semidistrutto che approda con difficoltà e libera un terribile carico di persone. Diversi uomini di colore, extracomunitari, una donna incinta e un negriero senza scrupoli (Francesco Benedetto), che anche in quella situazione di paura e sofferenza continua a frustarli e a tenerli prigionieri. Fra reciproca conoscenza e diffidenza, poesia, musica, realtà, sogno e colpi di scena, la vicenda progredisce fino alla nascita del bimbo: un neonato di colore, frutto di una violenza brutale ma bello, e sereno. Un simbolo che sembra richiamare ciascuno all'appartenenza al genere umano.

Antonio Calenda ha scelto di completare la compagnia con un gruppo di attori e musicisti del Senegal, del Mali, del Burkina Fasu: Ismaila Mbaye, Ashai Lombardo Arop, Moustapha Dembélé Moustapha Mbengue, Djibril Gningue, Ousmane Coulibaly, Inoussa Dembele, Elhadji Djibril Mbaye, Moussa Mbaye. La loro potenza espressiva, la loro spontaneità a confronto con i pregiudizi e il cinismo incarnati dagli altri personaggi creano nel pubblico un corto circuito di emozioni e prospettive che è già catarsi.

Le scene sono di Paolo Giovanazzi, i costumi di Domenico Franchi, le luci di Nino Napoletano, il suono di Borut Vidau ed i movimenti coreografici di Jacqueline Bulnes. La produzione vede uniti Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato.

Finis Terrae va in scena da mercoledì 22 a sabato 25 ottobre alle ore 20.30 e domenica 26 ottobre alle ore 16 in abbonamento Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. I biglietti sono disponibili presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, i consueti circuiti e accedendo attraverso il sito www.ilrossetti.it all'acquisto on line. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.

La Stagione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste e di Assicurazioni Generali. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trieste.

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