Iniziative legate a Giorgio Gaber

Notizia inserita il 1/02/2010

"Martedì 2 febbraio, nell'ambito degli eventi legati a Trieste per Giorgio Gaber debutta Un giorno in arancione di Gianni Gori, con Mario Valdemarin e Anna Maria Castelli, nuova produzione dello Stabile regionale. Tutte le iniziative a corollario dell'intitolazione di Largo Giorgio Gaber: alle 18 parteciperanno alla cerimonia Maddalena Crippa, Anna Maria Castelli e gli Oblivion ".

Trieste ricorda Giorgio Gaber, artista che con la città ha avuto un rapporto di reciproco affetto e d'intesa, basti pensare ai moltissimi suoi spettacoli ospitati sul palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: ben 33 repliche, a partire dal debutto triestino nel 1970, con un recital che lo vedeva impegnato al fianco di Mina, fino ai grandi successi, Il signor G, Anni affollati, Io se fossi Gaber, Il teatro canzone, Un'idiozia conquistata a fatica, spettacolo con cui l'artista, nel 1998, salutò per l'ultima volta la gremita platea del Politeama Rossetti.

Martedì 2 febbraio 2010, la città di Trieste - fra le prime in Italia - intitola al nome di Giorgio Gaber un punto rilevante della città, un tratto del Viale XX Settembre adiacente al Politeama Rossetti, sede dello Stabile regionale. Quel tratto si chiamerà Largo Giorgio Gaber: il Comune di Trieste, in collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Gaber, in occasione della intitolazione promuove una giornata-tributo al grande artista milanese, che nel territorio regionale aveva radici profonde.

Il programma della giornata è stato presentato in conferenza stampa - l'1 febbraio alle ore 11 al Politeama Rossetti - alla presenza del Presidente del Teatro Stabile regionale Paris Lippi, del direttore Stefano Curti e di Mario Valdemarin. Anna Maria Castelli e Gianni Gori, rispettivamente protagonisti e autore del nuovo spettacolo di produzione, ora al suo esordio Un giorno in arancione.

La giornata gaberiana avrà inizio alle ore 18, con l'evento centrale: la cerimonia d'intitolazione di Largo Giorgio Gaber.

All'esterno del Politeama Rossetti, la cerimonia si terrà alla presenza del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, della Senatrice Ombretta Colli, dell'Assessore alla Toponomastica e Presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Paris Lippi, del direttore dello Stabile Antonio Calenda, si terrà la cerimonia di intitolazione.

La cerimonia sarà impreziosita da alcuni momenti spettacolari, omaggio al genio di Gaber: Maddalena Crippa e Anna Maria Castelli si esibiranno rispettivamente in due brani dei loro spettacoli in scena la sera stessa allo Stabile e gli Oblivion presenteranno Tutto Gaber in 5 minuti.

Dopo la cerimonia, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia si farà cornice di tre importanti tributi a Giorgio Gaber: alle ore 19 nel foyer principale del Politeama Rossetti sarà infatti inaugurata la mostra - messa a disposizione dalla Fondazione Giorgio Gaber - Qualcuno era... Giorgio Gaber.

Successivamente sarà la volta di due importanti e raffinate proposte teatrali: nella sala maggiore del politeama alle 20. 30 avrà inizio lo spettacolo E pensare che c'era il pensiero di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, interpretato magistralmente da Maddalena Crippa, diretta da Emanuela Giordano. La produzione è Tieffe Teatro Milano.

Alle ore 21 invece, alla Sala Bartoli, avverrà un debutto assoluto: si tratta del songspiel di Gianni Gori Un giorno in arancione, nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, messinscena a cura di Luciano Pasini, che vede protagonisti un attore amato come Mario Valdemarin e Anna Maria Castelli: sarà la sua raffinata voce ad accompagnarci lungo le tappe musicali (che toccano grandi momenti della musica d'autore italiana, compreso un prezioso omaggio a Girogio Gaber) di un viaggio interiore emozionante ed attuale.

La mostra Qualcuno era... Giorgio Gaber

La Mostra - messa a disposizione dalla Fondazione Gaber - offre una ricostruzione completa e rigorosa della carriera dell'artista, attraverso 42 pannelli con immagini grafiche e fotografiche, stralci di recensioni, interviste, video e dichiarazioni dello stesso Gaber.

L'ingressosarà libero e aperto in orario di spettacolo. La mostra resterà al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia per due settimane.

Un giorno in arancione

songspiel di Gianni Gori
con Mario Valdemarin, Anna Maria Castelli (voce)
e con Simone Guiducci (chitarra acustica), Marco Cremaschini (tastiere)
messinscena a cura di Luciano Pasini
immagini di Dario Gasparo
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Debutta martedì 2 febbraio Un giorno in arancione: nuova produzione nel segno di un itinerario interiore e della suggestione raffinata di musiche che appartengono all'immaginario collettivo: uno spettacolo che nasce dalla fantasia e dalla competenza di Anna Maria Castelli e di Gianni Gori, figura culturale di spessore, con cui lo Stabile regionale avvia una felice collaborazione.

Grande appassionato di teatro e preparato studioso di musica, Gianni Gori è stato per oltre 25 anni critico musicale del quotidiano Il Piccolo, direttore di produzione dell'Ente lirico triestino, ed ha al proprio attivo di autore una notevole bibliografia di saggi, trasmissioni per la rai, testi teatrali.

Fra essi, Un giorno in arancione coniuga l'eleganza della sua scrittura all'amore per il mondo musicale in tutte le sue sfumature.

«Una canzone non è solo - a volte, quando è una bella canzone - una particella di poesia. Può essere anche un microcosmo di teatro» sostiene l'autore, commentando questo suo nuovo lavoro. «Vero è - continua - che, pur avendo frequentato per una vita la musica delle grandi forme, incrocio sempre più spesso e volentieri le strade della "piccola forma" e del teatro di canzone. Su questo sentiero ho fatto incontri e amicizie nuove e preziose, da Giovanna Marini ad Anna Maria Castelli. E proprio dal crogiolo in perenne ebollizione di idee della eclettica "cantattrice" toscopartenopea - artista dall'anima composita tra milonghe e caves, tra l'anarchismo di Ferré e quello di Gaber, Ciampi e De André, è spuntato un progetto: una scelta di microcosmi (di quelli messi in orbita dai cantautori della storica scuola genovese) da impaginare in una sorta di Songspiel. Occasione per confezionare un piccolo spettacolo e nello stesso tempo opportunità per distillare da ogni canzone quel succo di sensazioni dolceamare che a volte inconsapevolmente ci portiamo appresso nel bagaglio delle nostre più o meno passate giovinezze. Occorreva un complice, un moderno viandante (come il Wanderer di Schubert e di Friedrich) che percorresse il cammino della giornata: un percorso "al tramonto" verso un giorno in arancione come nel Bartali di Paolo Conte. Ritrovato, questo compagno di viaggio, in Mario Valdemarin (voce di un glorioso Immaginario di cinema, teatro e poesia), è nato questo percorso della memoria in parole e musica»

E sarà dunque un attore della classe e della forza espressiva di Mario Valdemarin - che finalmente trova l'occasione per un felice ritorno sul palcoscenico dello Stabile regionale - quell'"uomo sull'erta di un sentiero" attorno al quale ruota Un giorno in arancione.

Solo con i suoi pensieri e con le sensazioni che il paesaggio gli schiude ad ogni passo, con le emozioni delle rimembranze, con il senso del tempo di cui la natura sembra impregnata, l'uomo sale verso un rifugio che ne conforterà la fatica e dove troverà un ospitale e ruvido custode. Metafora della vita nel suo tratto crepuscolare, il percorso di questo "Wanderer" del nostro tempo, offre "stazioni" di riflessione, di poesia, di ricordi, scandite da una dozzina di capolavori della canzone italiana: da Umberto Bindi a Bruno Lauzi, da Luigi Tenco a Fabrizio De André, da Paolo Conte a Gino Paoli.

E a conclusione dello spettacolo è inserita una canzone bellissima, significativa di Giorgio Gaber Non insegnate ai bambini, sentito omaggio a un uomo e un artista che non sarà mai dimenticato e prezioso dono, messaggio di pensiero e poesia, che ogni spettatore porterà con sé, ben oltre la soglia del teatro.

Il Songspiel di Gori, con protagonista Mario Valdemarin nasce da e per il progetto di una musicista e "cantattrice" come Anna Maria Castelli, d'inesauribile curiosità intellettuale e di versatile esperienza nel teatro musicale, nel jazz, nella canzone d'autore come nelle avanguardie e nel tango. La colonna sonora della serata sarà dal vivo, a cura di Simone Guiducci alla chitarra e di Marco Cremaschini alle tastiere. Le immagini, emozionanti, sullo sfondo, firmate da Dario Gasparo.

Alla professionalità di Luciano Pasini si deve la cura armoniosa della messinscena.

Gianni Gori

Critico musicale e scrittore triestino, è autore di numerosi lavori per la Rai (radio e televisione) e per il teatro. Ha pubblicato, oltre alle opere di saggistica, i racconti I fantasmi dell'Opera, Il Teatro Verdi di Trieste 1801-2001, Brünnhilde-Morte a Trieste, Mille guerrier m'inseguono. Per oltre 25 anni critico musicale de "Il Piccolo" e per 13 anni direttore di produzione del Teatro Verdi di Trieste, ha insegnato storia della musica e organizzazione dello spettacolo alle Università di Trieste e di Udine. Dirige con Marzio Pieri la collana delle opere di Silvio Benco per la casa editrice "La Finestra" di Trento.

Un giorno in arancione debutta alla Sala Bartoli martedì 2 febbraio alle ore 21, in abbonamento per altripercorsi, e vi replica fino a domenica 7 febbraio con i consueti orari, serali alle ore 21, recita pomeridiana della domenica con inizio alle ore 17.

E pensare che c'era il pensiero

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
con Maddalena Crippa
regia di Emanuela Giordano
al pianoforte Massimiliano Gagliardi
coriste Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri
produzione Tieffeteatro Stabile d'Innovazione e Fondazione Giorgio Gaber

Va in scena in una data unica - martedì 2 febbraio alle ore 20.30, al Politeama Rossetti - E pensare che c'era il pensiero con Maddalena Crippa, che si confronta con un Gaber al femminile, in una interpretazione assolutamente inedita e molto premiata sia dal pubblico che dalla critica, sin dal debutto al Piccolo Teatro Studio, a Milano.

Un omaggio dunque di qualità e di profonda emozione a Giorgio Gaber, in una giornata interamente dedicata alla sua personalità e al suo ricordo.

Scritto nel 1994 - e portato l'anno successivo anche a Trieste, nel cartellone del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - E pensare che c'era il pensiero è uno spettacolo di teatro-canzone tuttora di grande attualità: «Il secolo che sta morendo - recita una battuta ­- è un secolo piuttosto avaro nel senso della produzione di pensiero. Dovunque c'è, un grande sfoggio di opinioni, piene di svariate affermazioni che ci fanno bene e siam contenti un mare di parole un mare di parole ma parlan più che altro i deficienti»...

È sufficiente per riconoscervi tutta l'ironia, la dirompente e mai volgare carica critica, l'intelligenza dello sguardo di Gaber: una lezione, la sua, che tuttora è validissima.

«Quello che sembrava fosse un inarrestabile processo rivoluzionario sul piano delle coscienze - scrivevano a proposito dello spettacolo, Gaber e Luporini - prima ancora che su quello storico e politico, comincia a mostrare i suoi limiti, le sue incertezze, i suoi tentativi un po' patetici di nascondere contraddizioni sempre più evidenti. L'appiattimento dell'individuo preconizzato dai vari Adorno e Marcuse, è qui presentissimo. Si comincia ad avvertire un senso di impotenza, di incapacità a contrapporre istanze diverse al modello americano e alla sua trionfale avanzata. Si percepisce il disagio di una sconfitta collettiva che ci ostiniamo ancora a non voler riconoscere come tale».

Con la viva e incisiva materia gaberiana si mette alla prova dunque un'interprete femminile delle più acute e duttili del panorama italiano, la bravissima Maddalena Crippa che allo Stabile è stata applaudita in diverse occasioni, la più recente - nel gennaio 2007 - in A sud dell'alma, anch'esso spettacolo musicale ricco di poesia e suggestioni.

Dopo questa fortunata esperienza e quella, precedente, di Sboom, Maddalena Crippa torna al teatro-canzone dalla porta principale, confrontandosi con uno spettacolo culto per molte generazioni: E pensare che c'era il pensiero. Un titolo che segna, insieme ad altri grandi titoli gaberiani, un preciso spartiacque sul fare e pensare teatro e che rappresenta forse il punto più alto dell'opera della coppia d'autori Gaber-Luporini.

Maddalena Crippa

Il palcoscenico del Piccolo Teatro di Milano, Giorgio Strehler che la sceglie per il ruolo di Lucietta nel suo Il campiello e poi una tournée all'estero di enorme prestigio: Parigi, Berlino, Mosca, Varsavia... Ecco l'esordio di una Maddalena Crippa appena diciottenne e già ammirata e cercata dal più celebre e autorevole regista italiano: poteva essere solo questo il preludio a una carriera di grande prestigio, in cui l'attrice - di certo una delle più affascinanti, complete e versatili protagoniste del teatro italiano - ha collezionato successi nazionali e internazionali, spettacoli dei generi più vari, personaggi sempre di profondo spessore. Originalità, serietà nella preparazione, rigore stilistico ma contemporaneamente anche un'accesa capacità di emozionare e coinvolgere sono le linee lungo le quali costruisce ognuna delle sue interessanti interpretazioni. Dopo quella Lucietta con Strehler è stata la volta di molte altre esperienze nodali: nel 1980 è Lady Macbeth con la regia di Egisto Marcucci, poi Luca Ronconi la vuole ne La commedia della seduzione di Schnitzler contemporaneamente, nel 1985, è Leonide e Focino in Il trionfo dell'amore di Marivaux, per la regia di Vitez. Lavora spesso con Antonio Calenda che la guida nel goldoniano Sior Todero brontolon nel 1983, nel 1986 nel musicale Le ragazze di Lisistrata - un grande successo, in cui può mettere in luce le sue doti di interprete e cantante eclettica e di forte personalità - e l'anno successivo in Ti ho sposato per allegria di Natalia Ginzburg.

Massimo Castri la dirige in Fedra di D'Annunzio, è una sensuale Tamora nella versione del Tito Andronico di Shakespeare firmato da Peter Stein, che diventerà anche suo compagno di vita. Poi è un'intensa Nora in Casa di bambola di Ibsen, la nobile Cornelia e la governante Rosa nell' Attesa di Binosi per la regia di Cristina Pezzoli. Partecipa al Festival di Salisburgo costantemente dal 1994 al 1997, recitando in tedesco la parte della lussuria (Buhlschaft) nello Jedermann di Hofmannsthal. Nel 1996 per la regia di Stein è Elena in Zio Vanja di Cechov che debutta a Mosca e vince il premio come miglior spettacolo al Festival di Edimburgo, poi è protagonista nel Pierrot lunaire di Schönberg con la regia di Le Moli e negli stessi anni si confronta con il genere del recital musicale con ottimi esiti e porta in scena in tutta Italia Canzoni italiane e poi Canzonette vagabonde un excursus nella musica dal 1919-39 e poi degli anni 20 - 40. Ammirata e pluripremiata (ottiene nel 1994 la Maschera d'Argento come miglior attrice, nel 2004 addirittura il Premio Duse) prosegue in un percorso versatile e mai scontato che le permette di portare avanti un intelligente linea di ricerca teatrale assieme a diverse registe (basta pensare a Sboom! ad esempio) senza abbandonare gli spettacoli d'impronta musicale (A sud dell'alma), né le scelte legate alla prosa classica, il cinema o gli impegni internazionali.

E pensare che c'era il pensiero va in scena in una serata unica il 2 febbraio alle ore 20.30 al Politeama Rossetti, in cartellone per l'abbonamento altripercorsi.

Tutti gli eventi e comunicati della sezione 'Spettacoli'.

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