"La vita xe fiama" alla Sala Bartoli

Notizia inserita il 15/10/2008

"Furio Bordon firma per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia la regia di La vita xe fiama che apre il cartellone altripercorsi alla Sala Bartoli mercoledì 15 ottobre. Lo spettacolo - un recital di brani e poesie di Biagio Marin ­- con protagonista un grande Massimo De Francovich, fa omaggio alla memoria di Roberto Damiani, che si era interessato criticamente al poeta gradese avviando il primo progetto scenico de La vita xe fiama, che è stato allestito una prima volta nel 1992".

Uno spettacolo di produzione apre anche il cartellone altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: si tratta de La vita xe fiama, recital di brani e poesie di Biagio Marin con protagonista il grande Massimo De Francovich e la preziosa regia di Furio Bordon. Debutto mercoledì 15 ottobre e repliche fino al 2 novembre per fare omaggio alla memoria di Roberto Damiani.

Biagio Marin e la sua delicata poetica si rivelano al lettore - inizialmente con timidezza, ma riga dopo riga con emozione crescente - sgorgando dalla costruzione dei suoi versi, dalla musicalità delle strofe, dalle sue meravigliose descrizioni della natura, dominate dalla mutevolezza delle luci del cielo e soprattutto del mare, che sembrano riverberare le inquietudini interiori, le esultanze e le ombre dell'animo umano. Il linguaggio del cuore, quel dialetto gradese sincero, spontaneo, è una materia preziosa che lo scrittore plasma sapiente, per toccare ancor più nel profondo la sensibilità di chi legge...

Questo universo delicato e semplice, eppure metaforico è al centro di La vita xe fiama. Si tratta del riallestimento di un lavoro presentato per la prima volta nel 1992 e nato grazie all'interessamento critico di Roberto Damiani all'opera del poeta gradese. Scomparso recentemente, Damiani ­- che per lo Stabile regionale è stato uno stimato presidente oltre che una figura intellettuale di riferimento - viene ricordato attraverso questa nuova edizione della messinscena.

Nella prima edizione fu Damiani infatti a selezionare gli scritti, articolandoli in un raffinato collage, che alterna pagine di diari a liriche di straordinaria suggestione. Furio Bordon si assunse invece il compito di trovare le dinamiche sceniche per farne materia teatrale: un elegante scorrere d'immagini, le armonie calde e appassionate di un violoncello (lo strumento preferito da Marin), un'interpretazione attoriale di classe. Bordon ricreerà l'incanto di tale riflessione poetica firmando anche la nuova edizione dello spettacolo: il suo è un gradito ritorno sul palcoscenico dello Stabile.

Definisce la poesia di Marin «Un'alchimia così miracolosa e delicata che, a intervenire su di essa per farne uno spettacolo teatrale, si ha paura di guastarla. Il problema - prosegue Bordon - nasce naturalmente già prima dello spettacolo, fin dal montaggio drammaturgico del vasto repertorio di poesia e prosa poetica che costituisce la sua produzione. E devo dire che qui la sensibilità di Roberto Damiani è stata fondamentale. Perché Roberto, mio vecchio compagno di scuola, possedeva, sepolta sotto lo strato dei suoi vizi minori e della sua erudizione, una sensibilità vulnerabile e dolce. Possedeva anche quel famoso "orrore di se stessi", di cui la gente oggi ha smarrito non solo la pratica, ma finanche la conoscenza del significato. Lui lo esercitava abitualmente, con un'autoironia feroce che ti costringeva a dimenticare ogni altro punto di dissenso personale e a provare nei suoi confronti soprattutto simpatia».

«Abbiamo lavorato bene insieme, in quel lontano 1991» conclude il regista. «Eravamo tutti e due scrittori e tutti e due avevamo elaborato quella spregiudicatezza pragmatica di cui il lavoro sul palcoscenico (soprattutto nel mio caso) e quello radiofonico (soprattutto nel suo) arrichisce il mestiere di un autore. Io avvertivo alcuni segnali di necessità che il palcoscenico mi inviava, ne parlavo a Roberto, che subito li capiva, li condivideva, e cambiava di conseguenza, in modo rapido e puntuale, il suo montaggio drammaturgico. Il quale, però - vorrei qui ripeterlo - era già nato in una versione assolutamente felice, frutto dell'alleanza spirituale tra "il bambino Roberto" e "il bambino Biagio". Il primo aveva ricostruito il mondo poetico e la biografia del secondo procedendo per associazioni allusive e sottili, alle volte per semplici suggestioni, rispondenti più a un'urgenza emozionale che a una logica strettamente narrativa: insomma, una tecnica di montaggio "poetica", come la materia stessa su cui veniva esercitata».

Nelle vesti di protagonista è stato invece chiamato Massimo De Francovich anch'egli ospite assiduo al Politeama Rossetti: lo abbiamo apprezzato in prove eccellenti, come l'interpretazione di Paolo Borsellino in Essendo Stato di Cappuccio e quella impeccabile in Inventato di sana pianta di Broch. La sua intensità e l'espressività limpida ne fanno uno dei maggiori protagonisti delle nostre scene e renderanno ancor più palpitante il ritratto mariniano. La sua voce si armonizzerà alle note del violoncello del Maestro Zannerini, che percorrerà partiture di Bach, Tartini, Corelli e Schubert, mentre sullo sfondo trascoloreranno l'una nell'altra immagini del poeta e di quella laguna che è stata per lui il solo luogo della serenità, dell'ispirazione.

Biagio Marin non ebbe un'esistenza quieta: nato a Grado nel 1891 rimane presto orfano di madre. Ventenne va a Firenze dove entra in contatto con l'ambiente letterario della "Voce", e poi a Vienna. La prima guerra mondiale lo trova nuovamente a Firenze, sposato a Pina Martini, e poco incline a svolgere il servizio militare sotto l'Impero asburgico. Chiuso il lacerante periodo bellico si laurea a Roma in filosofia e intraprende l'insegnamento per abbandonarlo, in polemica col clero. Diventa dirigente dell'azienda balneare e di cure a Grado, ritorna all'insegnamento a Trieste per assumere infine il ruolo di bibliotecario alle Assicurazioni Generali. Lo colpisce duramente la morte del figlio Falco, ucciso in Slovenia nel 1943: negli anni successivi rappresenta il Partito Liberale nel CNL della Venezia Giulia, per fare poi definitivamente ritorno nella sua Grado. Ha pubblicato molte raccolte da Fiuri de tapo (1912), a Le litanie de la Madona (1947), da I canti dell'isola (1951), ai più recenti E anche el vento tase (1982) e Lontane rade (1985) edito nell'anno della morte: rattristato dai lutti familiari e da dalla cecità, alla fine trova nella parola il "solo rifugio" ma con lo spirito rimane, come scrive Pasolini, «a fare tutt'uno col mare, col cielo, coi gabbiani, coi bambini, con le sabbie, con le paludi, col sole».

La vita xe fiama - omaggio a Biagio Marin è stato curato da Roberto Damiani e diretto da Furio Bordon. Protagonista dello spettacolo è Massimo De Francovich, le musiche sono eseguite dal Maestro Severino Zannerini al violoncello. Le voci registrate sono di Valeria D'Onofrio e Jacopo Venturiero. Luci e fonica dello spettacolo sono curate rispettivamente da Alessandro Macorigh e Borut Vidau. Le elaborazioni video sono di Stefano Visintin, i filmati sono di Piero Pieri. Durante lo spettacolo vengono proiettate diapositive (Foto Azimut) mentre la documentazione iconografica inerente a Marin è di Renzo Sanson. I costumi sono di Stefano Nicolao, mentre ha offerto la propria consulenza per il dialetto gradese Tullio Svettini.

La vita xe fiama va in scena da mercoledì 15 ottobre a domenica 2 novembre alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti: lo spettacolo va in scena sempre alle ore 21 tranne le domeniche (in cui lo spettacolo è pomeridiano con inizio alle ore 17) e martedì 22 e 29 ottobre, quando la recita andrà in scena alle ore 19.

Tutti gli eventi e comunicati della sezione 'Spettacoli'.

Hai trovato utile questa pagina? Condividila!