'Erano tutti miei figli' di Arthur Miller con Mariano Rigillo

Notizia inserita il 04/03/2014

"Mariano Rigillo è Joe Keller in Erano tutti miei figli di Arthur Miller, dramma attualissimo che il grande autore americano scrisse nel 1947, subito dopo la guerra, denunciano gli interessi malati del capitalismo e il prezzo del traffico d'armi. Lo spettacolo va in scena da mercoledì 5 marzo al politeama Rossetti, per la stagione Prosa dello Stabile regionale".

Una scena di Erano tutti miei figli di Arthur Miller con Mariano Rigillo

Mariano Rigillo ritorna sul palcoscenico del Politeama Rossetti, protagonista - nell'ambito della stagione di Prosa dello Stabile regionale - di Erano tutti miei figli, capolavoro di Arthur Miller scritto nel 1947 ma attualissimo per la sua portata di denuncia verso le ragioni estreme del capitalismo e la angosciante crisi dell'etica.

In Erano tutti miei figli il teatro civile e la civiltà del teatro parlano all'uomo senza retorica: il testo possiede la prodigiosa struttura dei capolavori in cui allegoria e concretezza convivono. Il dramma privato infatti, si fa qui paradigma dei traumi e delle contraddizioni che, ieri come oggi, travagliano la società postindustriale.
«La corrispondenza biunivoca tra microcosmo e macrocosmo innerva anche la nostra rappresentazione» spiega il regista Giuseppe Dipasquale. «Una casa altoborghese della provincia americana è specchio universale del marcio che, sotto ogni latitudine, antepone il denaro all'etica. L'impianto scenico trasporta lo spettatore in un contesto tanto spazioso quanto asfittico. L'estiva ambientazione in esterni, prevista dalla sceneggiatura originale, diventa piuttosto una serra-rifugio, trasparente isolamento di anime tra i suoi fragili vetri, su cui si addensano i tossici vapori di verità malcelate, ansie manifeste, colpe troppo a lungo sottaciute».

Joe Keller è un milionario senza scrupoli, che vuole far credere, persino a se stesso, di avere agito sempre per il bene della sua famiglia. Spietata è invece la logica su cui si fonda la ricchezza che ha accumulato, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, tradimento e menzogna, frode e illegalità.
Keller ha fatto tutto da solo, mentre i familiari, senza chiedersi mai nulla, hanno goduto degli agi, condividendo il risultato e il peso delle sue colpe. Affascina il passaggio impercettibile in cui la sinfonia di affetti si tinge di tragico e il dovizioso accumulo di capitale si rivela fatale. È in quelle scene che l'esistenzialismo di marca ibseniana prende corpo anche nella drammaturgia di Miller.

Ma a un certo punto, diviene impossibile fingere, impossibile tacere. Impossibile per il figlio aviatore disperso in guerra (che la madre continua ad attendere) e per quello invece rimasto in vita. Impossibile per la giovane che è stata fidanzata al primo, ed ora lo è dell'altro fratello. Impossibile per la moglie-madre che si rifugia nell'illusione. Ma le coscienze che urlano, dentro e fuori ognuno di loro, sono voci nel deserto: fanno male ma non paura. Non minano il consenso della massa, condizionata alla ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole di conseguenze fors'anche funeste.

Una per tutte, emblematicamente, Miller inquadra la lobby delle armi. Quella stessa che, lo vediamo, continua a mietere vittime, non solo in quanto postula belligeranza, ma per la diffusa spregiudicatezza troppo spesso impiegata nel celare difetti di produzione, più insidiosi del fuoco nemico.
Più in generale, in un'ottica industriale deteriore, è questo un delitto ciclico che si perpetua con diabolica impunità in tutti i settori merceologici. Difficile da individuare, quantificare, punire. A temerlo meno è proprio chi lo compie, preoccupato solo di farla franca e restare sul mercato: statisticamente ed egoisticamente sarà sempre l'altro a subire il danno.

E chi invece paga sulla propria pelle il prezzo del dolo commesso? Miller descrive la ricaduta personale, il boomerang che si abbatte sul colpevole. E lo fa all'indomani dell'atto più truce, la guerra. Denunciando la connivenza delittuosa che troppo spesso regola il profitto individuale rivelando il pactum sceleris, imposto dall'arricchimento a tutti i costi. Costringendo a vederlo come responsabilità di cui la comunità, tutta la comunità, compresa quella odierna, è investita.

Mariano Rigillo sarà Joe Keller in questa messinscena tesa e forte: al suo fianco (nel ruolo di Kate Keller) Anna Teresa Rossini, mentre sarà protagonista di durissimi confronti con lui Rubern Rigilli (anche in scena suo figlio, Chris Keller). Completano il cast Silvia Siravo (Ann Deever), Filippo Brazzaventre (Dr. Jim Bayliss), Barbara Gallo (Sue Bayliss), Enzo Gambino (Frank Lubey), Annalisa Canfora (Lydia Lubey) e Giorgio Musumeci (George Deever).

Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Catania con la Doppiaeffe Production S.r.l. Compagnia di Prosa.
La regia è firmata da Giuseppe Dipasquale che ha collaborato per le scene con Antonio Fiorentino, per le luci con Silvia Polidori e per le luci con Franco Buzzanca.
La traduzione è di Masolino D'Amico.

Lo spettacolo va in scena dal 5 al 9 marzo al Politeama Rossetti per la stagione Prosa dello Stabile regionale. Da mercoledì a sabato lo spettacolo inizia alle 20.30. Giovedì anche alle ore 16, mentre domenica la replica è esclusivamente pomeridiana.
Biglietti ancora disponibili presso i punti vendita e i circuiti consueti dello Stabile regionale e si possono acquistare anche attraverso il sito www.ilrossetti.it.

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