I due gemelli veneziani

Notizia inserita il 12/11/2007

"Massimo Dapporto interpreta il duplice ruolo di Tonino e Zanetto ne I due gemelli veneziani di Goldoni, diretto da Antonio Calenda: capolavoro della comicità e della scrittura scenica, il testo offre al protagonista un banco di prova eccezionale, pari a pochi nella storia del teatro. Lo spettacolo - che fa omaggio al genio goldoniano nel trecentesimo della nascita - è la nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia con Noctivagus Produzioni Teatrali e debutta al Politeama Rossetti di Trieste martedì 13 novembre".

Da sempre impegnato sul duplice fronte della ricerca nell'ambito del teatro classico e in quello della drammaturgia contemporanea, il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - assieme a Noctivagus Produzioni Teatrali - incentra il suo nuovo progetto di produzione su un capolavoro goldoniano: I due gemelli veneziani. Debutto nazionale martedì 13 novembre al le ore 20.30 al Politeama Rossetti di Trieste.

Un ritorno significativo ad un autore che nella storia dello Stabile ha avuto sempre un ruolo importante: il primo spettacolo i produzione fu proprio - nel 1954 - il goldoniano La donna di Garbo e da allora, nelle stagioni del maggior teatro regionale si sono succeduti numerosissimi allestimenti di propria creazione e prestigiose ospitalità (fra cui figurano le storiche interpretazioni e regie di Cesco Baseggio, gli splendidi allestimenti di Squarzina, i grandi capolavori di Giorgio Strehler).

Un ritorno - va aggiunto - per il quale il regista Antonio Calenda ha scelto un testo di particolare interesse e un protagonista dello spessore di Massimo Dapporto, a cui affidare il virtuosistico e duplice ruolo di Tonino e Zanetto, i gemelli del titolo.

I due gemelli veneziani è un vero capolavoro della scrittura comica: s'incentra sull'incanto del gioco teatrale dei simili e degli opposti, portato a livelli altissimi da un Golodoni ormai pienamente padrone delle tecniche della drammaturgia settecentesca e della sapienza scenica di chi il teatro lo scrive ma sa anche "farlo", di chi impone agli attori una parte, ma solo dopo averla costruita sulle loro personali potenzialità e inclinazioni... Ne risulta una commedia che, dall'esordio nel 1747 ad oggi, non ha smesso di sorprendere e divertire e sembra immune al peso del tempo.

Se da un lato il protagonista della commedia trova nel duplice e opposto ruolo di Tonino-Zanetto un banco di prova come rari nella storia del teatro, I due gemelli veneziani coniuga con sapienza ed equilibrio studio dei caratteri e virtuosismo comico e contestualmente si lascia percorrere da insolite inquietudini grottesche (non sottovalutiamo l'innovazione della descrizione della morte in scena che Goldoni inserisce nell'ultima parte della commedia) e adombra, forse con qualche malinconia nella conclusione, l'imminente avvento del mondo borghese con i suoi livori e le sue concrete preoccupazioni a cui purtroppo il gioioso gioco di scambi e travestimenti è destinato a cedere il passo.

«I due libri su' quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro» scrisse Carlo Gldoni: ne I due gemelli veneziani c'è tutto un mondo di sentimenti, inquietudini, emozioni e umanissime rivalità e tutto il ludus del teatro (fatto di equivoci, frenesie, mascheramenti, malintesi) che il grande autore veneziano usava con tanta destrezza. E sebbene il plot abbia radici lontane (nell'antica tradizione latina, nelle commedie plautine e terenziane quali I Simillimi o i Maenechmi) il genio goldoniano riesce a donargli in un soffio l'universalità.

Su questo terreno si muove Antonio Calenda - concertatore di un allestimento che equilibra realismo e fantasia - dirigendo un cast che saprà armonizzare sensibilità di analisi e virtuosismo interpretativo.

Di assoluta centralità il ruolo del titolo, che Goldoni scrisse nell'intento di mettere in luce le doti del Pantalone Cesare d'Arbes: «Per meglio consolidare la sua fama - scrive infatti l'autore nei Mémoires - bisognava farlo brillare a viso scoperto; era quello il mio disegno, il mio principale scopo. [...] Io lavoravo per lui a una commedia intitolata I due gemelli veneziani. Avevo avuto abbastanza tempo e modo per esaminare i vari caratteri personali dei miei attori. In D'Arbes avevo notato due movimenti opposti e soliti nel suo aspetto e nel suo giuoco. A volte era l'uomo di mondo più ridente, brillante e vivace; a volte assumeva l'aria, i tratti, i discorsi d'un sempliciotto, d'un balordo: e quei mutamenti accadevano in lui naturalmente, senza che ci pensasse. Tale scoperta mi suggerì l'idea di farlo comparire sotto quei due aspetti nello stesso lavoro».

E questo sarà il compito a cui è atteso uno degli attori più versatili e completi che oggi vanta la scena italiana, l'ottimo Massimo Dapporto. Maturo nell'espressività, darà vita al paradosso di Zanetto e Tonino, giostrandosi fra i loro opposti caratteri e sintetizzando in un unico corpo il ruolo di antagonista e protagonista, comico e spalla.

Accanto a lui si muoveranno Alessandra Raichi (Rosaura), Giovanna Centamore (Colombina), Osvaldo Ruggeri (il dottor Balanzoni), Francesco Gusmitta (Brighella), Umberto Bortolani (Pancrazio), Marianna de Pinto (Beatrice), Carlo Ragone (Florindo), Felice Casciano (Lelio), Adriano Braidotti (Arlecchino), Lamberto Consani (Bargello).

Le scene sono di Pier Paolo Bisleri, i costumi di Elena Mannini, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Sergio Rossi.

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