"Lei dunque capirà" di Claudio Magris

Notizia inserita il 14/11/2007

"Lei dunque capirà di Claudio Magris, è in scena alla Sala Bartoli di Trieste dal 16 al 19 novembre: la produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia ha un'intensa tournée in Italia e all'estero. Daniela Giovanetti è protagonista del monologo d'amore di cui Antonio Calenda firma la regia."

Davvero da non perdere le quattro repliche di Lei dunque capirà di Claudio Magris che straordinariamente vanno in scena a Trieste, nuovamente alla Sala Bartoli, da venerdì 16 a lunedì 19 novembre.

La produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, salutata con grandissimo successo fin dal debutto, avvenuto esattamente un anno fa, è diretta da Antonio Calenda e interpretata da Daniela Giovanetti.

«Quella fitta d'amore, quegli occhi stranieri e perduti che per un attimo dicono tutto ciò che manca... La felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme». Quante emozioni, quanti impalpabili, ma fondamentali messaggi scivolano negli sguardi di chi si ama: uno sguardo per dire sofferenza, gioia, passione, tormento, tenerezza infinita... Per dire anche inesorabilmente "addio", come accade ai novelli Orfeo ed Euridice che Claudio Magris ha posto al centro del suo ultimo monologo teatrale, e che - fin dal primo apparire del libro e poi dal debutto dello spettacolo firmato da Antonio Calenda e interpretato da una intensa Daniela Giovanetti - hanno conquistato e commosso numerosissimi lettori e spettatori. Tanto che Lei dunque capirà, dopo l'esordio, avvenuto esattamente un anno fa, ritorna - caso unico nella storia dello Stabile regionale - per la terza volta a replicare alla Sala Bartoli.

Rispetto al resto dell'opera di saggista, narratore, drammaturgo di Claudio Magris, Lei dunque capirà appare sorprendente, nuovo: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea, percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l'impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca continuamente sul filo fra realtà e metafora.

Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico in un emozionante universo di spazi, luci, ombre, suoni, ove continuamente il realismo si fonde al mistero, all'impalpabile. È la rappresentazione attuale dell'Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi e labirintica negli spazi, inquietante talvolta. Un ospedale, o forse una casa di riposo... Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come capita a Euridice, la figura monologante impegnativa e di straordinaria bellezza cui Daniela Giovanetti offre tutta la sua limpidezza e sensibilità interpretativa, intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza, a una lancinante, femminile determinazione.

La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, a guardare con coraggio ciò che si teme... A lei egli deve ogni cosa, fino all'estremo sacrificio che - lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi veri, quotidiani o assoluti - la donna confida ora a un misterioso Presidente e al pubblico: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola - con quello sguardo - per l'eternità nell'Averno. Altrimenti avrebbe dovuto rivelargli il grigiore, la "normalità" di quell'Aldilà, troppo simile a un riflesso silenzioso e un po' cupo del mondo reale, per essere materia del suo alto lirismo...

Sulla linea dell'antico mito, anche Magris immagina un Orfeo straziato dalla morte della propria sposa, che con il suo canto commuove a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l'uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall'Ade: ma per troppo amore, non riesce a resistere al divieto ed Euridice viene restituita al suo destino di ombra e morte. La novità della rilettura di Magris è invece nella scelta consapevole di Euridice di immolarsi per il proprio uomo e nelle tante induzioni attuali di cui il monologo è disseminato, offerte al pubblico in un vortice di piccoli frammenti quotidiani, accenti di un universo poetico commovente, espresso attraverso una scrittura che armonizza con raffinatezza, altissima consapevolezza culturale e intensa sensibilità. Già applaudito in Italia e all'estero, Lei dunque capirà parte da Trieste per una tournée importante che toccherà - oltre a importanti piazze italiane, come Milano, Bologna, Napoli, Palermo - la Germania e a gennaio Budapest e Vienna.

Per l'allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell'apporto di Pier Paolo Bisleri - per la creazione della scenografia - di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.

Lei dunque capirà - produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - va in scena alla Sala Bartoli fino a lunedì 19 novembre: l'unica pomeridiana è domenica 18 alle ore 17, le altre repliche inizieranno alle ore 21. I biglietti sono in vendita a €15 (con riduzione per gli abbonati a €12,50) ed è possibile per Lei dunque capirà anche spendere le "stelle" dell'abbonamento.

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