To be or not to be

Notizia inserita il 9/10/2008

"La Stagione 2008-2009 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia si inaugura mercoledì 8 ottobre alle 20.30 con una nuova produzione: To be or not to be di Maria Letizia Compatangelo, che giunge in assoluto per la prima volta sulle scene italiane. Lo spettacolo è firmato da Antonio Calenda e vede nei ruoli dei protagonisti due interpreti di grande classe, come Giuseppe Pambieri e Daniela Mazzucato. Affiatata e numerosa la compagnia che li attornia e ricco l'allestimento. La messinscena è impreziosita dalle arie composte da Nicola Piovani. Repliche al Politeama Rossetti fino al 12 ottobre ".

Un evento inedito inaugura la Stagione 2008-2009 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, mercoledì 8 ottobre al Politeama Rossetti di Trieste: si tratta della prima nazionale di To be or not to be di Maria Letizia Compatangelo, spettacolo firmato da Antonio Calenda, interpretato da una compagnia numerosa, capeggiata da due protagonisti della raffinatezza di Giuseppe Pambieri e Daniela Mazzucato e impreziosita dalle canzoni che Nicola Piovani ha composto per l'occasione, Il cielo su Varsavia e Il teatro della vita.

To be or not to be ha una genesi interessante: è infatti una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del soggetto originale dell'autore ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film di successo del grande Ernst Lubitsch, genio delle commedie sofisticate hollywoodiane (Vogliamo Vivere, il titolo della versione italiana del film). Se sul piano cinematografico il soggetto è stato ripreso nuovamente negli anni Ottanta, in un'edizione diretta da Alan Johnson in cui appariva fra i protagonisti Mel Brooks, il teatro ha invece a lungo tralasciato l'idea di portarlo sulle scene.

E curiosamente, dopo tanta assenza, lo spettacolo arriva oggi sul palcoscenico in due esecuzioni diverse e completamente autonome: una in Italia - la produzione dello Stabile regionale diretta da Calenda ­- e l'altra a Broadway, per la regia di Casey Nicholaw.

Antonio Calenda perseguiva in realtà da tempo l'idea di costruire su To be or not to be un progetto teatrale, che ora vede la luce, in una produzione che coniuga la ricchezza all'essenzialità e all'efficacia, e che viene presentata a Trieste in prima nazionale per raggiungere poi, a partire dal 2009, le maggiori città italiane.

To be or not to be è una commedia deliziosa - che assicura alla Stagione di Prosa dello Stabile regionale un'apertura nel segno del divertimento e della vivacità - ma è contemporaneamente un testo molto interessante, che da un lato permette d'innescare il gioco tutto teatrale delle infinite rifrazioni fra realtà e finzione, recita e verità, "essere" e "non essere" come suggerisce il titolo. Dall'altro lato è capace di accettare la sfida di ritrarre il nazismo attraverso il linguaggio e i modi della comicità, una sfida vinta costruendo una satira validissima dell'apparato e della logica hitleriani. Inoltre - al contrario di quanto avevano paventato ottusamente alcuni critici davanti al film di Lubitsch - senza offendere il ricordo di quel periodo tanto doloroso e buio, To be or not to be lo racconta riconoscendo al teatro il ruolo di un'"arma segreta", di una luce che indica la via della salvezza.

«Ho amato To be or not to be - commenta Antonio Calenda - proprio perché ritengo che offra una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia. E in tempi sempre più cupi per la cultura, come sembrano diventare irrimediabilmente i nostri, ricordare in qualche modo questa "necessità" dell'arte, della poesia, del teatro, non appare affatto scontato».

«È il mio primo lavoro che abbia un precedente cinematografico - prosegue il regista - e se mi rendeva felice l'idea di affrontarlo, allo stesso tempo questa vicinanza con il film mi preoccupava un po'. Ma nel testo drammaturgico avviene un piccolo miracolo: pur mantenendo una corretta fedeltà al soggetto e dunque al lavoro di Lengyel e Lubitsch, esso se ne allontana anche, assumendo una propria limpida legittimità teatrale. Merito dell'elaborazione di Maria Letizia Compatangelo che ha composto una commedia piacevole ed efficace, che pone in luce non solo i lati esilaranti ma anche quelli delicatamente malinconici e surreali della storia. Per il nostro Teatro, che da sempre dà loro spazio, è una nuova occasione di porre in primo piano il lavoro di drammaturghi viventi di qualità».

«In questo delicato apologo del teatro, che abbiamo impreziosito anche con il contributo di due arie che il Maestro Nicola Piovani ha composto per noi ­- conclude - il teatro stesso è il grande protagonista. In scena infatti si ricorre agli esponenziali giochi di specchi e ribaltamenti che solo il teatro permette, con le sue convenzioni, con il coinvolgimento e la complicità del pubblico. E con il talento di una compagnia d'interpreti di cui sono molto soddisfatto e che è chiamata al notevole compito di restituire il profilo della vita nella sua bellezza, lasciando però intuire anche l'imperscrutabile che essa cela».

La compagnia è di ottimo livello, e vi figurano i nomi di Giuseppe Pambieri - che interpreta in modo brillante l'esuberanza e le fragilità artistiche di Ian Tura - e Daniela Mazzucato che presta duttilità e talento al personaggio di Maria Tura e la sua splendida voce sopranile alle canzoni dello spettacolo, di Fulvio Falzarano che veste i panni del temibile Colonnello Ehrhard della Gestapo, di Umberto Bortolani che offre freddezza e opportunismo alla figura della spia Druginsky. Accanto a loro una rappresentanza generosa (in tutto si contano 18 interpreti) del nucleo di attori che Calenda ha costantemente coinvolto in questi anni nei lavori dello Stabile regionale. Una menzione particolare meritano i giovanissimi Paolo Cartago e Jacopo Zucca: provengono dal Laboratorio Teatrale che nella scorsa stagione il Teatro ha rivolto ai ragazzini fra i 13 e i 16 anni e affrontano ora per la prima volta la scena accanto ai professionisti.

Facendo propria la precisione dei ritmi vorticosi, delle battute graffianti e dei trasformismi che connotano una commedia il cui congegno non ha sbavature, gli interpreti impersonano nelle prime scene la Compagnia del Teatro Centrale di Varsavia, alle prese con le prove di un nuovo spettacolo intitolato Gestapo. Il testo, antinazista, solleva però l'attenzione della censura e ne viene impedita la messinscena: dopo l'iniziale sgomento gli attori ripiegano su un altro titolo del repertorio. La scelta cade su Amleto e non è casuale: Ian Tura, primo attore della compagnia, ha infatti il pallino del Principe di Danimarca, che continua a interpretare, sebbene - come gli fa notare la moglie in una gustosa scena di backstage - sia ormai da tempo fuori ruolo... Ciononostante Ian è un Amleto molto convinto, soprattutto in quel monologo che è il cavallo di battaglia di ogni interprete shakespeariano che si rispetti, "To be or not to be": peccato che queste celeberrime parole debbano diventare il suo incubo. La moglie Maria, infatti, proprio durante la scena si fa raggiungere in camerino da uno spasimante - un pilota dell'aviazione polacca - che lasciando il suo posto, crea lo scompiglio in sala. Esilarante lo sconforto di Ian davanti a tale dimostrazione di spregio verso la sua arte: il problema artistico però è presto travolto - come tutta la dimensione evanescente e un po' ingenua dei teatranti - dal precipitare degli eventi storici. È il 1939 e Varsavia è asservita a Hitler: le misure antisemite, colpiscono, fra gli altri, Greenberg, uno degli attori. Il momento in cui trova il coraggio di recitare un'ultima volta il monologo di Shylock da Il mercante di Venezia, è uno dei più commoventi dello spettacolo. "Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo?" se da un lato queste battute denunciano il tormento della discriminazione subita dai giudei fin dal '500, dall'altro rappresentano per Greenberg l'unico legame con la sua trascorsa dignità di uomo.

Anche per il resto della compagnia il periodo è cupo: il teatro è chiuso, e ospita segrete riunioni della resistenza polacca, molti piloti - compreso Sabinsky, lo spasimante di Maria - si sono affiancati ai britannici nei combattimenti. Quando l'operato di una spia della Gestapo, rischia di infliggere un colpo ferale alla resistenza, Sabinsky si fa paracadutare a Varsavia. Cerca l'aiuto di Maria e ovviamente trova quello di Ian e dell'intera compagnia di teatranti: sarà il contributo della loro fantasia, della loro arte interpretativa, dei loro travestimenti a giocare una serie di brutti tiri agli oppressori. Tiri che raggiungono il parossismo quando -eliminati la spia e un pericoloso ufficiale - il gruppo riesce addirittura a farsi portare in salvo a Londra con l'aereo di Hitler. Un Führer che qui appare con un suo "doppio" (il divertente caratterista Bronski), proprio come ne Il dittatore di Chaplin.

Commedia piena d'ironia e garbo, di battute irresistibili e intuizioni intelligenti, di soluzioni d'effetto ma sempre eleganti To be or not to be ci dimostra come lo spirito critico, l'aerea versatilità e creatività del teatro non sia mai disarmata, neanche davanti alla brutalità più assurda e violenta della storia.

Coerentemente a queste riflessioni, regista e scenografo hanno lavorato fin dall'inizio perché anche a livello di allestimento con il "gioco del teatro": quasi una trentina di cambi rigorosamente a vista, animano una scenografia - firmata da Pier Paolo Bisleri - che intreccia realismo e simbolismo, elementi veri a soluzioni che si materializzano grazie a una magia di luci, a un sapiente movimento, alla complicità del pubblico. Un pubblico che in To be or not to be diviene parte integrante della messinscena e che viene spesso coinvolto negli avvenimenti dello spettacolo.

Gli eleganti costumi sono creazioni di Stefano Nicolao, mentre Nino Napoletano firma le luci e Pasquale Filastò cura le musiche di scena (che sono eseguite in più momenti dal vivo da Stefano Bembi e Giulia Beraldo).

Un universo che fonde fantasia e realtà storica e in cui si muovono Giuseppe Pambieri (Ian Tura, primo attore), Daniela Mazzucato (Maria Tura, sua moglie, prima donna), Umberto Bortolani (Professor Druginsky, spia della Gestapo), Fulvio Falzarano (Colonnello Ehrhard, ufficiale della Gestapo). Ammireremo inoltre Stefano Bembi (Rowitch, direttore di scena), Francesco Benedetto (Greenberg, attore ebreo), Giulia Beraldo (Sonia, giovane attrice, interprete del "signor Kunze"), Gianfranco Candia (Krakov, regista e direttore artistico del teatro), Paolo Cartago (attore /pilota polacco della divisione 303/ soldato nazista), Daniela Di Bitonto (Anna, sarta di compagnia), Carlo Ferreri (Bromski, attore caratterista che impersona Hitler), Francesco Gusmitta (Schultz, capitano della Gestapo), Luciano Pasini (gentiluomo col mantello/Ross, capo del controspionaggio britannico), Raffaele Sinkovic (primo attor giovane/ pilota polacco della divisione 303), Jacopo Venturiero (Tenente Dimitri Sabinski, pilota dell'aviazione polacca), Jacopo Zucca (attore/pilota polacco della divisione 303/soldato nazista/ ufficiale della marina britannica), Filippo Cattinelli (attore/soldato nazista), Paolo De Paolis (attore/soldato nazista)

To be or not to be va in scena da mercoledì 8 a domenica 12 ottobre al Politeama Rossetti, sempre alle 20.30, con due recite pomeridiane alle 16, di giovedì e domenica.

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