Ariston... news

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Da venerdi' 13 ottobre

ore 17:00 - 18:45 - 20:30 :
A GOOD WOMAN (LE SEDUTTRICI)
di Mike Barker

Con
Helen Hunt
Scarlett Johansson
Milena Vukotic,

Dopo il Lubitsch del ' 25, torna nello splendore cinico del dialogo «all London» il Ventaglio di Lady Windermere e sentire le battute di Wilde ci rigenera, anche se non c' è salvezza nei sentimenti. Questa di Mike Barker è una libera riduzione della commedia «goldoniana» del dandy Oscar e si permette due peccati mortali: trasferirsi nell' Amalfi 1930, vacanza in pieno sole, e traslocare le identità, qui sono tutti americani. Nonostante l' azzardo, il gioco equivoco degli equivoci affettivi - Lady teme che il marito la tradisca con una sciupafamiglie e coinvolge la high society del pettegolezzo - il ritmo è così meraviglioso e di una così profonda superficialità che rimaniamo sedotti dall' intelligenza. Attori ad hoc, da Tom Wilkinson, anziano playboy, alla magnifica seduttrice Helen Hunt, ma anche Scarlett Johasson non sfigura e la nostra Milena Vukotich è fantastica.

ore 22.15 :
MARE NERO
di Roberta Torre

Con
Luigi Lo Cascio
Anna Mouglalis
Maurizio Donadoni
Massimo Popolizio
Andrea Osvart
Monica Samassa
Rossella d'Andrea

È un film allucinato e duro Mare nero di Roberta Torre, un film che prende allo stomaco e pian piano riesce a ipnotizzare. La storia è quella dell'indagine che un poliziotto (interpretato da un bravo Luigi Lo Cascio, dall'aria sempre sbigottita e sofferente) deve condurre sull'omicidio di una giovane donna. Il crimine a sfondo sessuale porterà il poliziotto a un viaggio nel mondo degli scambisti, del sesso estremo, delle case d'appuntamenti. L'indagine diventa un'ossessione sempre più pressante che sconvolge gli equilibri mentali del protagonista. Roberta Torre torna al cinema, a quasi quattro anni da Angela, con un film fascinoso ed enigmatico che affronta un tema caldo con piglio privo di qualsiasi moralismo.

L'intenzione - e l'interesse - sta nell'osservazione, quasi da entomologo, dello sviluppo di un'ossessione, della perdita del senso della realtà, dello scivolamento in un incubo. Alla riuscita di quest'opera difficile e diretta, a tratti un po' confusa, un contributo fondamentale lo regala la fotografia di Daniele Ciprì, capace di illuminare il film di asettici bianchi, di lividi blu, di sanguigni rossi che sottolineano cromaticamente l'aspetto onirico del film.

Lunedi' 16 ottobre
I lunedi' dell'Ariston
Ore 16.00 - 18.05 - 20.10 - 22.15
I Vitelloni
di Federico Fellini

Italia 1953
Con
Leopoldo Trieste, Alberto Sordi, Franco Interlenghi, Franco Fabrizi, Eleonora Ruffo, Riccardo Fellini, Claude Farell, Paola Borboni, Enrico Viarisio, Jean Brochard, Carlo Romano, Lida Baarova, Achille Majeroni, Maja Nipora, Silvio Bagolini, Arlette Sauvage, Riccardo Cucciolla, Gigetta Morano.

In una cittadina di mare che potrebbe essere Rimini vivono cinque giovani: Moraldo (Interlenghi), Alberto (Sordi), Fausto (Fabrizi), Leopoldo (Trieste), Riccardo (Fellini, fratello del regista). Le loro sono piccole storie, secondo le possibilità offerte da un posto come quello. Fausto corre dietro a tutte le donne e non ha voglia di lavorare, trova un posto da commesso, gli altri ridono di lui. Si sposa ma non cambia. Alla fine il padre lo picchia con la cinghia, come un bambino. Alberto ha problemi in famiglia, la sorella se ne va con un uomo sposato. Lui si ubriaca. Riccardo non ha personalità, è un po' la spalla di tutti. Leopoldo scrive commedie che nessuno legge. Quando arriva un attore in città che sembra interessarsi ai suoi scritti, in realtà si interessa... a lui. Moraldo è il più serio, è buono e generoso. Alla fine sarà l'unico ad andarsene. Era il quarto film di Fellini e fu quello che mostrò per primo le sue attitudini, in sostanza ci si accorse che il regista aveva davvero qualcosa in più. Nessuno meglio di lui conosceva la vita di quella provincia sonnolenta, dove succedono sempre le stesse, pochissime cose, dove se hai un lampo di fantasia particolare dovrai soffrire anche di più perché non ci sarà comunque uno sbocco. Come sempre, come farà anche in futuro, Fellini si smarrisce, e si spaventa davanti al tempo che scorre e che costringerà a crescere e a fare delle scelte. Perché non ci saranno scelte da fare. Più tardi il regista butterà tutto sulla fantasia, sull'impegno e la ricerca. Quando uscì il film parve ad alcuni semplicemente l'istantanea "realista" della provincia, ma c'era molto di più, c'era il mondo ricreato di un autore unico in quella pratica, con sequenze di poesia ben oltre il "realismo", come la passeggiata "stanca" sulla spiaggia di tutti gli amici, o l'intero episodio del gruppo di avanspettacolo, un mondo per il quale Fellini ha sempre avuto un debole, e nel quale faceva rispecchiare, in grottesco, l'intera rappresentazione della vita.

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