Ariston... News

Stai visualizzando una notizia archiviata. Eventuali date presenti in questa pagina possono far riferimento ad anni passati. Per le notizie correnti vai all'Home Page.

Da giovedi' 2 novembre

Ore 16.30 - 18.25 - 20.20 - 22.15
IL MERCANTE DI PIETRE
di Renzo Martinelli
Con Harwey Keitel
Il film piu' discusso del momento
In programmazione solo fino a domenica 5 novembre

Lunedi' 6 novembre
Ore 16.00 - 18.05 - 20.10 - 22.15
IL PROCESSO

Un film di Orson Welles. Con Anthony Perkins, Elsa Martinelli, Jeanne Moreau, Orson Welles. Genere Drammatico, b/n, 120 minuti. Produzione Francia, Italia 1962.

"In ogni città degli uomini esiste una Kafka City", ammoniva Elio Vittonini in uno dei primi numeri di "Politecnico", presentando una serie di cupe fotografie d'una moderna metropoli. "Kafkiano" divenne un termine di uso comune anche nella critica cinematografica; logorammo l'aggettivo senza risparmio: kafkiani erano gli ambienti lucidi ed enormi di certi film polizieschi americani, kafkiani i lunghi corridoi di Agenzia matrimoniale di Fellini. La critica francese trovò kafkiano perfino Il posto di Olmi. Ma il cineasta più kafkiano, almeno in film complessi e misteriosi come Lo straniero, La signora di Sciangai e La sete del potere, è sempre stato considerato Orson Welles. Ecco ora impegnato Welles nella lettura del suo autore, un appuntamento forse troppo rimandato per mantenere l'importanza che avrebbe avuto dieci, quindici anni fa. Quello che avrebbe potuto essere un incontro perfetto fra il cinema e la letteratura diventa, almeno sotto un certo profilo, un pellegrinaggio sentimentale. Di fronte a un film come Il processo non riusciamo a sottrarci a un'impressione di "déjà vu": insomma non c'è nessuna scoperta, nessuna autentica novità. Ma Welles non ci ha dato un'illustrazione di Kafka, un commento a più di pagina, ha svolto un discorso personale. Il processo viene in tal modo a perdere, sullo schermo, il suo carattere mitteleuropeo, la sua dimensione tipicamente ebraica. O, per meglio dire, queste notazioni ambientali e psicologiche coesistono con altre cose che Welles ha saputo mettere in un film girato a Parigi, a Zagabria, a Roma. Il regista s'è ritagliato dei pezzi di realtà nei luoghi più imprevedibili e li ha composti in una raffigurazione paesaggistica barocca e coerente, l'immagine perfetta di un mondo sopravvissuto al disastro e in attesa dell'apocalisse. Su questo sfondo, che è sicuramente europeo come il romanzo, il regista ha inserito un personaggio americano, l'ottimo Anthony Perkins. Si rimane un po' perplessi, al primo momento, nel vedere Josef K. travestito da mister Smith. Poco per volta, tuttavia, la bravura dell'attore diventa un elemento determinante, affascinatore: e appare la chiave per comprendere l'intero film. Il processo cinematografico è la lettura che un americano del Wisconsin ci offre di un libro fondamentale per la cultura del 900. Come i più intelligenti tra gli espatriati, Orson Welles, che dopo il 1945 ha vissuto molto più fra noi che nel suo paese, ha saputo restare fedele alle sue radici. Non ha complessi d'inferiorità nei confronti di tradizioni più antiche: Josef K. per lui è un ebreo di Praga ma è anche Babbitt. Se le ribellioni di K. nel libro sono futili, se la sua resa alla condanna finale è incondizionata, Perkins muore protestando e dopo aver rifiutato l'implicita offerta di un "harakiri". E quando i due sgherri gettano una bomba nella sua fossa, Perkins fa l'atto di raccoglierla e di scagliarla contro di loro: con la vittima, insomma, sono destinati a morire anche i suoi assassini? Welles lascia in sospeso la risposta, ma il fungo atomico che si profila alla conclusione del film sembra l'implicita conferma di una strage universale. È un modo di sottrarre Kafka al suo fatalismo vittimistico, di renderlo operante ai fini di una difesa dell'umanità. Questo film singolare si vale anche dell'interpretazione di molti attori famosi, fra i quali prediligiamo Romy Schneider, per una sua assonnata sensualità, e Akim Tamiroff, sornione e divertente. Le scene in casa dell'avvocato, dove recitano i due attori, sono le migliori: Orson Welles le domina anche come interprete, da impareggiabile uomo-orchestra.

Tutti gli eventi e comunicati della sezione 'Spettacoli'.

Hai trovato utile questa pagina? Condividila!