Catodica, bilancio della kermesse

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CATODICA ha mantenuto fede alle promesse. E' stata veramente una kermesse, una festa, un'esplosione di videoart nelle quattro giornate programmate, con una risposta di pubblico a dir poco cospicua, al di là di ogni aspettativa. Le rassegne video, notoriamente non raccolgono masse di fans, ponendosi come un percorso artistico di nicchia, per il quale bisogna possedere un minimo d'informazione di fondo, essere abituati alle diverse postazioni in parallelo, a letture plurime dunque, ciascuna con diverse connotazioni, sia linguistiche che di contenuti.

Promotrice dell'evento, innovativo per Trieste, è stata l'associazione culturale FUCINEMUTE, con la curatela di Maria Campitelli, e il sostegno della Regione Autonoma F. V. G., Assessorato all'Istruzione, Cultura, Sport e Pace. Hanno inoltre collaborato : la G.A.M. di Torino, Careof di Milano, la Cineteca Regionale di Trieste, Il Teatro Miela, la Galleria LipanjePuntin, il Gruppo 78 di Trieste.

La prima sera al Teatro Miela si sono commisti lunghi racconti di taglio cinematografico, altri d'impronta teatrale, altri ancora performativi o brevi sintesi visive di accadimenti apparentemente banali, traslati però, per taglio, ritmo, simbologia, in altre sfere, quelle appunto che aspirano al discorso dell'arte. La video art oggi conosce tante vie di realizzazione, molte ancora da definirsi, il terreno è sdrucciolevole, l'adiacenza al cinema e alla televisione molto forti, specie per l'attuale comunanza tecnologica della camera digitale. Prevale la proiezione dell'immagine su schermo gigante, anche se questa snatura l'origine del video, nato per il monitor, ma la spettacolarizzazione d'ispirazione cinematografica ha la meglio, perché più accattivante e coinvolgente. Al Miela c'erano le proiezioni giganti, i monitor al plasma e i monitor a tubo catodico che proponevano diverse seduzioni: il lungo racconto dell'olandese Gerald Van der Kaap che riscopre i segreti di una natura primigenia, le lotte per la sopravvivenza di animali del deserto, con straordinarie riprese dirette, la pittura infinita dell'americano Tim White, nel senso che partendo dalla realtà di un aeroporto con aerei, camion, città notturna illuminata di sfondo. fa divenire tutto meraviglia di forme e cromie in perenne mutazione. E poi il contrasto del realismo brutale della prostituta/cantante del russo Sergey Bratkov, o la magia antica della Leggenda di Bobe di Robert Gligorov. Ma non possiamo ricordarli tutti, ne sono stati presentati più di 50. Lo scopo era quello di offrire una carellata variegata dell'attuale produzione - con punte nell'entroterra storico - per una possibile riflessione su questo particolare canale dell'arte visuale.

E sono apparsi molti giovani, alcuni già esperti come il genovese Angelo Pretolani che gira ad infrarossi come le immagini che si vedono in TV ( a partire dalla guerra del Golfo), o l'italo/inglese Laura Malacart che produce brevi ma intensi video dalle simbologie intrise d'humor tutto inglese (v. "Police polish point"), o il giovane triestino Luca Gabrielli, orientato sull'animazione con piccole storie grottesco/surreali, o il polacco Piotr Osuszkiewicz che condensa scienza e filosofia in una leggera sequenza di immagini geometriche bianco/nere....

Il giorno dopo alla Cineteca regionale - un luogo ideale pieno di cimeli storici legati alla produzione cinematografica e di avanzati strumenti tecnologici in pieno ritmo di lavoro - c'è stata la parentesi del video storico, prevalentemente americano. Ossia un tuffo nel passato, agli albori della nuova ricerca espressiva, alternativa alla produzione televisiva di routine, a partire da quel Nam June Paik che, agli esordi degli anni '60, si divertiva a deformare il flusso dei segnali elettronici, per modificare l'immagine, usando dei magneti. Testimonianze svariate anche qui, introdotte dalla dr. Elena Volpato, che ha portato personalmente i DVD prescelti dalla videoteca della G.A.M. di Torino.

Ossessioni in bianco/nero di Vito Acconci, letture del mondo alla rovescia di Bruce Nauman, in senso letterale con la testa all'ingiù e i piedi per aria ("Revolving upside down"), ossia sperimentazioni che affondano nel clima di ricerca, di ansia conoscitiva, caratteristico di quegli anni, dominati dal filone concettuale. Di particolare importanza documentativa il video "Identifications" di Gerry Schum che sciorina una decina di profili di artisti determinanti per gli sviluppi futuri dell'arte internazionale, colti, ai primi anni '70, nella loro fase iniziale di ricerca.

La sera stessa, alla Galleria LipanjePunin, la kermesse ha proseguito con un blocco di video, testimonianze di performances avvenute, come la celebre "I miss you " di Franko B. alla Tate Modern di Londra, o di azioni concepite in relazione al medium elettronico, come il "Trash/consumo veloce" ambientato a Tokio di Mariuccia Pisani. Ma sono apparse tante altre significative testimonianze di arte performativa registrata dall'occhio della camera digitale, come l'azione di protesta del russo Alexander Brener, divenuto celebre - con uno strascico interminabile di polemiche - per aver sfregiato qualche anno fa, un'opera di Malevic al Pushkin di Mosca. Qui si trattava di una violenta irruzione nel congresso della "Manifesta" di Lubiana del 2000, davanti a tutti i big della cultura artistica internazionale sbigottiti.

Né si possono dimenticare le paradossali ed agghiaccianti "azioni politiche" dello sloveno Ive Tabar - contrario alla rincorsa verso un'Europa unita - effettuate in maniera cruenta sul proprio corpo.

All'indomani c'è stata la presenza alla Galleria LipanjePuntin di Alessandro Amaducci, docente e produttore di videoart al tempo stesso, autore di parecchi libri specialistici sull''immaginario elettronico creativo tendenti ad evidenziare la supremazia dei media tecnologici che permettono oggi una creatività senza limiti. La sua produzione ricalca gli schemi dei videoclip, fondendo nella proposta altamente spettacolare, forme teatrali, musicali e un'esplosiva fantasmagoria visiva in continua metamorfosi, mentre le tematiche si compiacciono di una provocatoria demenzialità o di un horror paradossale di estrazione metropolitana. Accanto alle esplosioni di Amaducci, nelle postazioni adiacenti sono comunque fiorite altre espressioni, di natura del tutto diversa, come "Kunstwerke 36" di Alba d'Urbano e Tina Bara, una robusta narrazione audio-visiva, scandita dal ritmo ossessivo della canzone di ide Hinze "okay" impostata su di una evocazione culturale degli 'anni '60.

Infine l'ultima serata, ci ha regalato, sempre alla Lipanjepuntin, la presenza di Mario Gorni, responsabile di "Careof di Milano, spazio d'arte che conserva uno degli archivi di video-arte internazionale più forniti d'Italia. La sventagliata di video scelti assieme alla curatrice Maria Campitelli, ha ulteriormente arricchito l'informazione in questo settore: video d'azione, video evocativi di svariate, personalissime poetiche, video realizzati con la tecnica di animazione, video passati interamente al computer, con esiti esilaranti, comicamente critici; video che narrano con struggente poesia il tempo mitico e sospeso dell'infanzia fatto di "piccole storie che nascono da niente e tornano a niente" (Manuela Cirino, "Moi e les mistons").

Un'esperienza dunque nuova per la città, che ha dato una risposta incredibilmente corposa sì da far bene sperare per i futuri sviluppi dell'iniziativa.

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