Flanger

Stai visualizzando una notizia archiviata. Eventuali date presenti in questa pagina possono far riferimento ad anni passati. Per le notizie correnti vai all'Home Page.

Giovedì 13 ottobre alle ore 21.30 ritorna al Teatro Miela Uwe Schmidt alias Atom Heart/Señor Coconut, uno dei più geniali e produttivi protagonisti dell'attuale panorama della musica elettronica assieme al suo degno compagno Bernd Friedmann aka Burnt Friedman, tutti e due tedeschi ed attivissimi e prolifici nel campo artistico e musicale sin dai primi anni '90.

Il progetto "FLANGER", nato nel 1998, è forse uno dei più riusciti esempi di commistione tra le sonorità e le modalità del jazz tradizionale e le nuove tecniche e soluzioni sperimentali dell'editing digitale. Il loro obiettivo artistico è quello di creare una musica non ripetitiva, organica ed estremamente complessa, molto lontana dagli standard ben collaudati della techno e dell'electro, dove la sperimentazione ed improvvisazione ricalca uno schema libero, più simile alla musica jazz che all'elettronica contemporanea.

I due musicisti hanno prodotto assieme numerosi lavori: dall'esordio nel '98 con "Templates", poi subito seguito da "Midnight Sound", ed ancora "Outer Space/Inner Space", album usciti su Ntone/Ninja Tune (tutti bellissimi, superprogrammati nelle serate Mielanext al Teatro Miela e inmancabili in un'aggiornata discografia casalinga di qualità). Questo trittico di lavori identifica Il punto di forza del loro sound, un'originale mix tra strumentazione tradizionale (qui troviamo un magnifico uso delle percussioni e del vibrafono), campionamenti e strumenti elettronici. Il risultato finale può ricordare se vogliamo alcuni episodi del jazz-rock dei tempi migliori, o una sorta di fusion dei giorni nostri: una riproposta in chiave elettronica, assolutamente attuale ed originale, di quel lavoro che nel passato molti musicisti hanno svolto cercando di ibridare il jazz con forme musicali diverse.

"Spiritual" è il nuovo album, dove il duo è voluto ritornare ad un sound ancora più classico, cercando di realizzare un'opera che desse l'impressione di essere nata dal puro piacere di essere suonata. Ad aiutarli, compaiono Hayden Chisholm al sassofono e i fratelli Richard Pike, alla chitarra e voce, e Laurence Pike, poliedrico e talentuoso batterista. (li vedremo tutti dal vivo). Qui l'atmosfera è decisamente più disimpegnata, cinematografica; veniamo catapultati negli anni '30 a Chicago in un locale dove si suona musica jazz, davanti ad un bourbon ed un buon sigaro, ed ascoltiamo la melodia di un sax appena sussurrato e di una chitarra strimpellata e spensierata.

Se Señor Coconut rivisita in chiave electro la musica sudamericana, qui l'operazione si ripete invece con il jazz degli anni ruggenti, dando l'impressione che i nostri si sono convertiti ad un'idea di produzione musi cale più fruibile a tutti (il successo commerciale di Señor Coconut si fa sentire...). Ma sarebbe stato facile scadere nella macchietta. La scelta intelligente è stata quella di lasciare alla polvere il citazionismo erudito, e vincerlo con l'ironia del pop. Così questi abbozzi di ragtime lasciano in bocca il piacevole gusto della nostalgia, senza l'amaro di un modernariato non richiesto. Vuol dire che lo spirito di Scott Joplin, Jelly Roll Morton, Louis Armstrong e Count Basie non è affondato insieme alle macerie dell'Atlantide della musica contemporanea. E significa anche che quel suono, nato dalla disperazione, dall'emarginazione e dallo spleen rassegnato della popolazione nera, che in tanto disprezzo incorse da parte dei critici musicali dell'epoca, è diventato storia, mito ed effige del novecento.

Tutti gli eventi e comunicati della sezione 'Spettacoli'.

Hai trovato utile questa pagina? Condividila!