Nel fondo del bicchiere

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Da martedì 10 a sabato 14 ottobre
ore 21.30

NEL FONDO DEL BICCHIERE

Nell'ombra di una cascata di tela che invade il vuoto della scena, tre amici giocano con la vita. Ogni sabato sera, ogni giorno di festa, è l'occasione per riempire i bicchieri, attenuare il dolore dell'esistenza e sconvolgere l'ordine naturale.
Prodotto da Associazione culturale S/paesati e Bonawentura/Teatro Miela in collaborazione con l'Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Nel fondo del bicchiere, di Riccardo Maranzana e Sabrina Morena, è interpretato da Fulvio Falzarano, Riccardo Maranzana e Alessandro Mizzi. La regia è di Sabrina Morena e le scene e i costumi sono di Andrea Stanisci.

Tratto da Aspro e dolce (edito da Arnoldo Mondadori, prima edizione 2004), romanzo dell'autore-scultore-alpinista ertano Mauro Corona, lo spettacolo vuole essere una riflessione disincantata sull'alcolismo e più in generale sulla condizione umana.

Le scene, dove i risvegli si alternano alle follie notturne, hanno come protagonisti indiscutibili due oggetti della vita di ogni giorno: candele e bottiglie.
Candele, per illuminare le notti, per trovare la strada, ma anche "per ricordo dei morti e buon auspicio per i vivi". La vita e la morte, la lucidità e la follia, la luce e l'ombra, l'amore e la violenza colorano le menti dei protagonisti: ogni sera diventa un'avventura che dal divertimento si trasforma in pazzia, qualche volta in tragedia, più spesso in commedia dell'assurdo. Nell'affannoso vagare dei tre protagonisti c'è l'amore fraterno, l'amicizia, l'odio; il tempo degli abbracci e degli strattoni. Soprattutto, il tempo per bere. Si beve per trovare coraggio, per darsi forza, per non vedere. Fino in fondo, con gli occhi chiusi, col vento sulla faccia, incapaci di piangere.
E poi, le bottiglie, per riempire e vuotare i bicchieri. Nel libro, dal sottotitolo Il romanzo di una vita. La festa e la morte nel fondo di un bicchiere, Mauro Corona, risalendo "il lungo fiume di vino fino alle sorgenti", traccia la sua biografia alcolica sulle strade di montagna tra la Val Cellina e Longarone. "La stragrande maggioranza dei bevitori - scrive Corona nel libro - inizia inconsciamente, per fare un'esperienza trasgressiva, una piccola fuga nel proibito, nell'incognito, nella curiosità. Soprattutto perché ha visto gli altri. In questo modo, senza accorgersene e falsamente sorretti dalla convinzione che si può smettere quando si vuole, ci si trova prigionieri di un mostro che non concede vie di scampo."

Nel fondo del bicchiere è il gioco di tre amici che sono, di volta in volta, i diversi personaggi del romanzo, ovvero i compagni del sabato sera alla ricerca di felicità e di emozioni forti. Passano da un locale all'altro, entrano nelle case dei compaesani, rubano bottiglie, tentano di disintossicarsi, raccontano aneddoti sulla vita di montagna e sul bere, o evocano fantasmi e esseri soprannaturali della tradizione popolare. Dietro questa vita allegra e spensierata, si nasconde la malattia, la violenza, la solitudine e la morte. Scrive Corona, all'inizio del romanzo: "Molti amici sono finiti male. Alcuni in cimitero ancora giovani, altri sono ridotti a ombre che strisciano lungo i muri come a voler nascondere il loro viaggio senza ritorno. Altri ancora hanno distrutto la pace delle famiglie, calpestato amori, maltrattato figli, provocato dolori e pene infinite ai loro cari".

L'istante di gioia che l'alcol regala e l'amaro che si trova nel fondo del bicchiere sono le cifre di questo spettacolo, metafora di un viaggio per trovare il senso della vita, che continuamente sfugge di mano.

La scenografia essenziale e poetica, in cui emergono oggetti comuni rasformati in elementi materici, è di Andrea Stanisci. I rumori e i suoni della montagna elaborati da Rosario Guerrini e Marco Germini, creano un'atmosfera particolare dove realtà e illusione si confondono.

Fonte: www.miela.it

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