Io e il mio amico Carlo

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dal 18 al 20 marzo 2005 in SALA BARTOLI

Va in scena alla Sala Bartoli dal 18 al 20 marzo il pensiero suggestivo del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter nell'interpretazione di Marcello Crea. Attraverso una composizione drammaturgica fedele ai testi originali vengono ripercorsi i momenti più significativi della vita e dell'arte di C.M.: un giovane studente di lettere votato alla morte, non per scelta casuale, ma come logica conseguenza delle proprie idee e del proprio essere. Carlo Michelstaedter, uno degli ingegni più straordinari e precoci del Novecento, nacque a Gorizia nel 1887 da famiglia italiana ebrea benestante; nel 1905, a diciotto anni si iscrisse alla facoltà di matematica a Vienna; nello stesso anno, si trasferì a Firenze per frequentarvi la facoltà di lettere dell'Istituto di Studi Superiori. Studiò soprattutto filosofia antica e moderna, storia dell'arte e letteratura. Il 16 ottobre del 1910, C. Michelstaedter terminò di scrivere la sua tesi di laurea intitolata "La persuasione e la retorica". Il giorno seguente si uccise con un colpo di pistola. La sua tesi, inizialmente ispirata da due concetti già presenti in Platone e Aristotele, divenne poi il suo libro simbolo, formalmente inclassificabile, che a tutt'oggi affascina lettori comuni, studiosi e intellettuali. Inoltre, il breve percorso di questo giovane pensatore fu intriso della miglior arte: basta leggere le sue poesie, i suoi dialoghi, le sue lettere alla famiglia ed osservare i suoi numerosi dipinti e disegni. L'allestimento teatrale prende spunto proprio dalla forza emotiva e concettuale del Michelstaedter, che sembra non lasciare tranquilli chi in qualche modo si avvicina ai suoi scritti, come nel caso di una studentessa, impegnata ai giorni nostri, a scrivere proprio una tesi su di lui. Ed anche il protagonista dello spettacolo, vivrà una sorta di clonazione scenica in un assiduo confronto con il pubblico. Così Carlo rivivrà nuovamente attraverso i suoi scritti, incredibilmente teatrali, fino ad arrivare a toccare quel mistero che ancora circonda la sua prematura fine. "La lampada si spegne per mancanza d'olio, io mi spensi per traboccante sovrabbondanza".

L'ingresso è libero.

Testo tratto da www.ilrossetti.it

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