Macbeth in scena al "Verdi" di Trieste

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Vent'anni separano l'ultima rappresentazione di Macbeth di Giuseppe Verdi dalla nuova edizione inserita nel cartellone della Fondazione Lirica triestina. Lo spettacolo è realizzato in coproduzione tra Ravenna Festival, Teatro Comunale di Bologna e Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" ed è firmato dal regista, e ancor più noto, coreografo russo-belga Micha Van Hoecke con le scene di Edoardo Sanchi, i costumi di Marella Ferrara e il disegno luci di Daniele Naldi. Macbeth sarà in scena al Verdi da venerdì 8 aprile per complessive sette rappresentazioni abbinate ai sette turni di abbonamento alla Stagione fino al 21 aprile.

L'opera ebbe una genesi complessa che si configura in due versioni quella originaria che debuttò a Firenze, al Teatro La Pergola nel 1847 e quella definitiva di Parigi rappresentata al Théàtre Lyrique il 21 aprile 1865, frutto della revisione operata dal Maestro dopo il 1860 e cioè dopo gli anni giovanili a cui appartiene la sua stesura e dopo gli "Anni di Galera".

Macbeth non ebbe il successo sperato non avendo superato la dozzina di repliche. Si deve alla Verdi-Renaissance, operata dall'area culturale anglo-tedesca negli anni Venti del Novecento, l'operazione di recupero di titoli dimenticati e, soprattutto, il riscatto del valore drammaturgico del grande compositore italiano. Fu così che Macbeth, una tra le opere dimenticate, venne rappresentata a Vienna, a Dresda, a Berlino, a Zurigo, a Glyndebourne e al Festival di Salisburgo. In Italia invece, si dovette aspettare ancora: la rinascita verdiana coincise infatti con l'edizione al Maggio Musicale Fiorentino diretta dal M° Vittorio Gui (1951) e definitivamente con l'edizione del 1952 al Teatro alla Scala di Milano con la direzione di Victor de Sabata e Maria Callas nel ruolo di Lady Macbeth. Sicuramente Macbeth, segna una svolta nel quadro del teatro musicale della prima metà dell Ottocento in direzione del nuovo "dramma musicale" di cui è il primo originale tentativo. Verdi amava Shakespeare e lo si comprende dal fatto che per quest'opera scrisse una sceneggiatura dettagliata a dimostrazione che egli possedeva una concezione unitaria del progetto drammatico su cui lavorava, alla stregua di Wagner che in quegli stessi anni era impegnato alla stesura di Lohengrin. "Brevità e solennità" raccomandò Verdi al librettista Piave, inviandogli gli appunti della sceneggiatura perché in Macbeth non c'è tempo per rallentare il ritmo. Siamo in pieno dramma di una tipica coppia criminale con tutte le sue implicazioni psicanalitiche, le regressioni, i complessi di colpa. Quello di Macbeth e di Lady Macbeth è il dramma di due solitudini che non si incontrano. In un'atmosfera cupa e tenebrosa in cui il colore è il rosso del sangue, per Lady Macbeth la solitudine affonda nel vuoto della follia, per Macbeth nel vuoto di una autodistruzione progressiva.

Nell'opera c'è anche lo spazio per la dimensione corale, con la partecipazione del popolo che assiste al dramma della prepotenza dei potenti di cui subisce le angherie. Il famoso canto "Patria oppressa" all'inizio del quarto atto, è la grande scena corale sul tema della libertà degli "oppressi" che Verdi, negli anni del Risorgimento, volle inserire nell'opera, quasi a simbolo del Risorgimento come lo furono anche il "Va pensiero" di "Nabucco" e "Oh Signore dal tetto natio" dei "Lombardi alla prima crociata". In seguito, questi canti assunsero un significato diverso dal dolore per la patria perduta. Nella versione del 1865, così lontana dai temi e dagli anni del Risorgimento, la dimensione corale del '47 è sostituita da una nuova versione dal tessuto armonico e melodico rarefatto, anticipatrice piuttosto del futuro Requiem e da interpretare in senso più generale di "sofferenza umana universale" qual'era infatti il linguaggio consono alle ultime creazioni verdiane.

Macbeth è una delle rare opere nel XIX secolo in cui non figura il dramma d'amore ma un dramma della coscienza e della psicologia del potere ed è peculiare anche per la mancata presenza del ruolo tenorile sostituito per la parte protagonista dal timbro baritonale. Mentre la vocalità di Lady Macbeth al suo fianco è di soprano drammatico di agilità, a espressione della passione della donna e del desiderio di potenza che si spinge fino al delitto come nell'aria "Accetta il dono, ascendivi a regnar, ascendivi a regnar". A questa passione malvagia fanno da riscontro il buio, la notte, l'ombra che a loro volta richiamano gli abissi inesplorati dell'inconscio della Lady.

Ad interpretare il ruolo del protagonista sarà l'americano Mark Rucker, esperto dei ruoli verdiani per baritono e al suo debutto sul palcoscenico del Teatro Verdi. Al suo fianco, nel ruolo della Lady che istiga il marito e partecipa ai delitti, sarà il soprano russo Tatiana Serjan, a cui si alternerà per due recite un'altra artista di origini russe, Marina Shevchenko, entrambe specialiste dei ruoli verdiani ed entrambe al debutto a Trieste. Il ruolo di Banco sarà interpretato dal basso Giorgio Surian e Macduff dal tenore italiano Valter Borin. Negli altrui ruoli ricordiamo Gianluca Bocchino che sarà Malcolm, mentre Antonella Rondinone interpreterà la dama di Lady Macbeth e Nicolò Ceriani, il medico. Completano il cast Luca Tittoto, Giuseppe Pizzicato, Marzia Falcon nel ruolo di Ecate, i solisti dei Piccoli Cantori della Città di Trieste, la Civica Orchestra di Fiati "Giuseppe Verdi" - Città di Trieste e l'Ensemble di Micha Van Hoecke, la compagnia di balletto formata da giovani danzatori che, sotto la guida del grande coreografo, hanno affinato e sviluppato una formazione interdisciplinare in cui si fondono danza, arte scenica, canto e musica strumentale. Numerosi i successi del gruppo che si è imposto all'attenzione internazionale oltre che per le esibizioni in tutto il mondo anche per la sua fruttuosa collaborazione a numerose coreografie di opere dirette dal M° Muti con la regia di Liliana Cavani.

Il coro preparato dal M° Lorenzo Fratini, il Corpo di Ballo e l'Orchestra del Verdi completano la compagine artistica impegnata nello spettacolo ed affidata alla bacchetta del M° Elio Boncompagni che a Trieste, negli anni '60 ha diretto diversi concerti sinfonici e che, per questa edizione dell'opera, ha effettuato una revisione della partitura con integrazioni dedotte dagli autografi di Giuseppe Verdi.

Le rappresentazioni di Macbeth saranno precedute, mercoledì 6 aprile alle ore 18 dalla prolusione all'opera a cura dei critici musicali Gianni Gori e Bernardo Pieri i quali proporranno al pubblico del Ridotto del "Verdi" un itinerario storico ricco di documentazioni audiovisive sull opera.

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