Una Medea inedita in scena al Teatro Miela

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Trieste, 27 aprile – E’ una MEDEA davvero inedita quella che andrà in scena al Teatro Miela il 7 e 8 maggio (ore 20.30). La nuova produzione della Compagnia L’Argante offre un originalissimo mosaico di drammaturgia e poesia antiche e moderne. Otto autori, lungo un arco di 27 secoli da Esiodo ad Anouilh, hanno prestato le scene e i frammenti che ricostruiscono la vicenda di Medea, uno dei miti più cupi e popolari della storia.

Cuore dello spettacolo è il bellissimo duetto tra Medea e Giasone, tratto dal dramma di Anoulih.

Sola, barbara e straniera, votata ad un amore che non conosce limiti, amante passionale e madre tenerissima, la Medea di Anouilh, pur mantenendo i contorni possenti del personaggio antico, pur rimanendo capace di evocare ed esprimere riflessioni e immagini universali e sempre moderne, diviene soprattutto un individuo, schiacciato dall’azione tragica.

Anouilh la rende una donna che sa piegarsi al dubbio, alla debolezza, alla tenerezza, così come rende Giasone un uomo improvvisamente stanco degli eccessi della sua giovinezza e del peso di una passione troppo grande.

Eroina di grande fierezza, e di grande solitudine, Medea, che pure si macchia del più infame dei delitti, quello dell’uccisione dei suoi figli, emerge dal dramma di Anouilh come un’indimenticabile figura femminile: la sua tragedia parla alla nostra coscienza del dramma dell’isolamento, degli amori incompiuti, del fallimento delle relazioni, della resa dei conti tra un uomo e una donna che si sono amati.

Uno spettacolo corale, di grande forza e di intensa poesia. I ruoli di Medea e Giasone sono affidati a Francesca Campello e Giulio Morgan. Completano il cast Paola Aiello e Giulio Cancelli, che danno vita al Coro, Chiara Beccari, nel personaggio della nutrice, e Corrado Travan, interprete nella parte di Creonte e regista dello spettacolo, che ha anche curato la traduzione di tutti i frammenti antichi e moderni inseriti nel testo di Anouilh.

A Gabriele Cancelli, giovanissimo scenografo triestino di straordinario talento, è stata affidata la realizzazione di una scena unica, di grande semplicità e suggestione: un’estiva notte stellata, una spiaggia dove Medea vive accampata con la sua nutrice. Su questa spiaggia si consuma l’ultimo atto della vicenda di Medea, il suo ultimo incontro con Giasone, e la sua decisione estrema: l’uccisione dei figli. E su questa spiaggia si muovono, ora testimoni silenziosi ora personaggi, le voci del mito: figure intorno a un fuoco, che ascoltano e raccontano ciò che prende vita davanti agli occhi dello spettatore.

Il finale? Né aperto né chiuso. Spiega il regista: “Non abbiamo voluto scegliere quale versione adottare tra le molte interpretazioni di questo mito (in alcune, ad esempio, Medea si uccide, in altre fugge sul carro del Sole): il vero finale di questa Medea è la sospensione di ogni giudizio. Accompagnati dalla poesia che questa eroina ha saputo ispirare lungo secoli di letteratura, il racconto e lo spettatore si fermano a un passo dalla condanna o dall’assoluzione. Vorremmo che il pubblico, alla fine, si sentisse incapace di giudicare, di pronunciare la sentenza.”

Nell’assenza di un unico colpevole e di un unico innocente, c’è tutta la forza di questo testo, ben espressa dal bellissimo verso di Ovidio: “Paghiamo le colpe come meritiamo: tu per avere ingannato, io per aver creduto.”

La Compagnia l’Argante sta ormai imponendosi all’attenzione come compagnia indipendente, che punta alla varietà del repertorio e alla semplicità ed eleganza degli allestimenti: una compagnia di attori giovani, di provenienza tutta regionale.

Tra i progetti della Compagnia in via di realizzazione, oltre alla Medea prossima al debutto, ci sono un cortometraggio (sarà girato in maggio), gli spettacoli estivi in piazza per la Biblioteca Civica (Aristofane o Plauto) e “Sonavan voci alterne” uno spettacolo tratto dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi.

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