Pace

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Lunedì 13 marzo, alle ore 20:30, presso il Teatro Silvio Pellico di via Ananian 5/2, il Teatro Incontro presenta Pace di Aristofane in un adattamento scenico di Elisabetta Gustini.

Ingresso: euro 6,00.

La mattina, alle ore 11, vi sarà una rappresentazione riservata agli studenti delle scuole secondarie di II grado.

Dal volantino dello spettacolo:

Parodiando un motivo tragico, il contadino ateniese Trigeo in groppa ad un gigantesco scarafaggio, vola in cielo per chiedere agli dei di far finire la guerra che da decenni sta insanguinando la Grecia.

L'ascesa è piuttosto avventurosa perché, si sa, lo scarafaggio è stercoraro ed è attirato dagli odori più putridi della terra, mentre Trigeo vuole tentare un'impresa divina che lo allontani dalla sua natura e dalle tentazioni terrene.

Raggiunto il cielo, Trigeo scopre che gli dei, disgustati dal comportamento degli uomini, se ne sono andati. Al loro posto regna Polemos, la guerra, che si diverte a distruggere in un grosso mortaio, ora questa ora quella città del Peloponneso.

Trigeo si vede costretto allora a proseguire la sua impresa: chiama in suo aiuto tutti gli uomini per liberare Pace imprigionata da Polemos in una grotta.

L'aspettativa è enorme: tutti gli uomini, alleati e nemici, per decenni hanno atteso Pace, l' hanno portata a supremo ideale, l' hanno chiamata in causa durante i discorsi politici al Consiglio della città, hanno usato il suo nome per avere il plauso e l'appoggio del popolo.

Come sarà questa dea tanto invocata da tutti?
Che cosa dirà agli uomini?
Cambierà la vita delle città esauste dopo anni di guerra?

"Pace" è una commedia fantastica che ripercorre le molteplici cause della guerra: il profitto personale, gli egoismi di partito, le miopi visioni che mettono gli Stati uno contro l'altro.

Ma è anche una sottile critica al facile pacifismo ed alla strumentalizzazione degli ideali umanitari.

Aristofane, infatti, attraverso un gioco drammaturgico, fa emergere da una parte la democrazia post-perclea, corrotta e guerrafondaia, mercantile, affaristica, imperialistica, che non esita a veicolare i più alti ideali per raggiungere un bene frammentario, personale e materialistico, dall'altra evidenzia la fragilità delle nuove correnti intellettuali: i sofisti, Socrate ed Euripide, ormai lontani dalle esigenze della nuova società greca.

Avventurandosi in un mondo del non senso e del libero gioco, "Pace" restituissce la godibilità della comicità in una partitura di gusto popolare, fatta di canti, musica, danze, linguaggi scurrili e motti di spirito, che si serve del grottesco per presentare l'allegoria della guerra e della pace.

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