Rachmaninov e Ciajkovskij

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Il M° Stefano Ranzani e il pianista Nicolai Lugansky alla sinfonica del "Verdi"

Dopo il grande successo riscosso dal primo concerto diretto dal M° Anton Reck che ha inaugurato la stagione sinfonica, venerdì 22 con replica domenica 24 settembre salirà sul podio del "Verdi" il M° Stefano Ranzani che periodicamente ritorna a dirigere gli organici artisti della Fondazione triestina.

Il programma vedrà nella prima parte l'esecuzione del Concerto n. 2 in Do minore per pianoforte e orchestra op.18 di Sergej Rachmaninov, di gran lunga la più popolare tra le sue composizioni concertistiche. Eseguito incompleto per la prima volta a Mosca il 2 dicembre 1900con lo stesso Rachmaninov al pianoforte e completato definitivamente nel 1901, il concerto è dedicato al dottor Dahl, famoso psicoterapeuta dell'epoca che riuscì ad infondere la voglia di vivere e di comporre al grande compositore liberandolo dallo stato depressivo causato dal fiasco della sua Prima Sinfonia.

Il frutto di questa rinascita, che fu artistica ma anche umana, è appunto il Concerto n. 2, un canto alla vita dunque, caratterizzato da un prepotente fluire melodico che percorre tutta la partitura e in cui è esaltato al massimo il ruolo e la perizia tecnica richieste allo strumento solista sono al limite delle possibilità esecutive.

Impegnato al pianoforte sarà il russo Nikolaï Lugansky, vincitore di numerosi concorsi internazionali e già famoso per le sue esibizioni con le più rinomante orchestre del mondo e con direttori di altissimo livello quali Kurt Masur, Yuri Temirkanov, Riccardo Chailly e Valery Gergiev per citarne solo alcuni.

Un altro grande compositore russo, Piotr Ilic Cajkovskij, occuperà la seconda parte del programma con l'esecuzione di una pagina altrettanto popolare: la "Patetica", Sinfonia n. 6 in si minore op. 74, definita dall'autore "la migliore e la più sincera" delle sue composizioni sinfoniche. Di fatto la Sesta è una composizione diversa dalle precedenti Sinfonie; oltre ad essere l'ultima, è anche quella che in assoluto è più improntata ad una rassegnata malinconia e segna l'addio di Cajkpvskij a ogni speranza nel futuro.

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